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NoLa profezia di Ciacco (versi 58-99)
- Giovedì 05 Febbraio 2009
- Sezione:
- Categoria: Canto VI
La profezia di Ciacco (versi 58-99)
Ciacco, stancamente, quasi controvoglia profetizza il futuro di Firenze ed il destino di Dante. Le fazioni dei Neri e dei Bianchi si fronteggieranno senza esclusioni di colpi e alla fine, dopo alterne vicende, Dante schieratosi coi Guelfi Bianchi è condannato all'esilio.
l'anima interrogata, non ha molta voglia di parlare, è stanca, avvilita, nulla e nessuno può tirarlo fuori da quella tragica situazione, Dante, sa il rischio che corre se parla con un'anima dannata. Molte di loro sono a conoscenza del futuro e quello di Dante non è dei migliori. Ciacco parla della sua città, di Firenze e riferisce che Firenze è corrosa dall'invida dei suoi abitanti, tanto che il sacco è ormai pieno. Dopo aver detto il suo nome, quasi a giustificare la sua colpa, afferma che il suo è un peccato molto diffuso, tanto che è in numerosa compagnia. Poi stanco e deluso, improvvisamente tace.
58Io li rispuosi: "Ciacco, il tuo affanno
mi pesa si, ch'a lagrimar mi 'nvita;
ma dimmi, se tu sai, a che verranno
61li cittadin de la città partita;
s'alcun v'è giusto; e dimmi la cagione
per che l'ha tanta discordia assalita"
Debbo fare una piccola premessa. La biografia di Dante è molto ostica, nel senso che nella vita del poeta vi sono molte situazioni che si intrecciano con i fatti politici sia di Firenze che dell'Italia. Se si studia la biografia di Dante senza aver letto un rigo della divina Commedia, è molto difficile comprendere le vicissitudini del poeta. Dante durante il suo viaggio nei tre regni dell'aldi la Dante ci illustra la sua vita. Classico esempio è questo breve colloquio con Ciaccio. Il poeta chiede a Ciacco tre cose:1) Quale sarà l'esito di queste discordie che attanagliano Firenze ? 2) C'è tra i citttadini di Firenze qualcuno che si mantenga al di sopra delle parti, desiderando solo il trionfo della giustizia, 3) che origine hanno le contese di Firenze.
64E quelli a me:"Dopo lunga tencione
verrano al sangue, e la parte selvaggia
caccerà l'altra con molta offensione.
67Poi apresso convien che questa caggia
infra tre soli, e che l'altra sormonti
con la forza di tal che testè piaggia
70Alte terrà lungo tempo le fronti,
tenendo l'altra sotto gravi pesi,
come che di ciò pianga o che n'aonti.
73Giusti son due, e non vi sono intesi;
superbia, invidia e avarizia sono
le tre faville c'hanno i cori accesi".
Dante, attraverso le parole di Ciacco, racconta i sanguinosi episodi che hanno caratterizzato Firenze e di cui egli fu un protagonista.
Con il crollo della civiltà feudale, e la grande migrazione dei contadini verso i centri abitati, a Firenze si è formata una nuova civiltà, in cui a comandare sono sempre i soliti nobili, e a subire i soliti contadini. Le tensioni fra i ceti sociali sono sempre intensi, e a Firenze alla differenza tra Guelfi e Ghibellini, si aggiunge quella tra Guelfi Bianchi, capeggiati da Vieri dei Cerchi e Guelfi Neri, capeggiati da Corso Donati. Dopo la Battaglia di Campaldino (v. approfondimento)le tensioni fra guelfi bianchi e guelfi neri si acuiscono. La sera del 1 maggio 1300 (Calendimaggio) si ebbe una violenta zuffa tra i giovani dei due schieramenti, in piazza santa Trinità. Durante la lotta armata Ricoverino dè Cerchi ebbe il naso tagliato via da un donatesco. Questo fu il primo fatto di sangue dello scontro. "Il quale colpo fu la distruzione della nostra città, perchè crebbe molto odio tra i cittadini" (Dino Compagni, Cronica, Libro I, XXII). " Dopo questo episodio Corso Donati e gli altri andarono a pregare il papa di intervenire, poiche a Firenze si erano ormai due fazione guelfe, tra cui quelli dei neri, molto vicine alle idee ghibelline "La parte selvaggia caccerà l'altra con molta offensione" Significa che la fazione dei Bianchi (I Cerchi erano rustici e provenivano dal contado) vincerà gli avversari e i Neri saranno privati degli uffici civili ed espulsi dalla città, con molte offese, anche con condanne pecuniarie. A questo punto c'è da porsi la seguente domanda: quando Dante scrive questi versi ?, Ossia i versi suddetti sono successivi alla cacciata di Dante da Firenze oppure nel momento in cui il poeta scrive queste cose egli non è ancora in esilio ?. Da quanto racconta Ciacco, c'è da ritennere che quella che Dante descrive, sia l'attualità cioè egli non è stato ancora mandato in esilio. Vediamo come si siviluppano i fatti. I Neri cacciati da Firenze, si rivolgono al papa Bonifacio VIII, il quale da tempo ha nelle mire la città di Firenze, il papa invia a Firenze Carlo di Valois il quale si impadronisce della città il 4 novembre del 1301. Ai Neri vengono restituiti i diritti ed il governo del Comune. Dal gennaio 1302 sino all'ottobre si ebbero le proscrizioni dei Bianchi. Tra questi il 27 gennaio, Dante viene condannato all'esilio dal podestà Cante Gabrieli da Gubbio e nuovamente condannato il 10 marzo. Tutto dunque lascia ritenere che Dante abbia scritto questi versi prima di essere condannato all'esilio, avvalorando tra l'altro la tesi del Boccaccio che sostiene che i primi sette canti dell'Inferno sono stati scritti a Firenze, prima dell'esilio. Quindi Ciacco con la sua profezia afferma:" I Bianchi (questa) perderanno la loro supremazia (caggia) prima che passino tre anni, e i Neri (l'altra) prenderanno il sopravvento (sormonti) con l'aiuto di un tale che ora si destreggia fra le due fazioni senza mostrare apertamente la sua simpatia per l'una piuttosto che per l'altra (con la forza di tal che testè piaggia). E' chiara l'allusione verso Bonifacio VIII, il quale come detto si schiera a favore dei Neri. "I Neri (Alte terrà) terranno l'egemomia sulla città a lungo e imporranno misure vessatorie (gravi pesi) ai loro nemici, con ricatti, ruberie e rappresaglie, per quanto la parte dei Bianchi si lamenti e si sdegni (adonti) di queste offese. I giusti sono pochi, un numero assai esiguo, superbia, invidia, avarizia, sono i tre peccati che regnano in Firenze". In questi tre peccati, superbia, invidia, avarizia si sintetizza il pensiero di Dante sui mali di Firenze.
76Qui puose fine al lagrimabil suono.
E io a lui:"Ancor vò che mi' nsegni
e che di più parlar mi facci dono
79Farinata e 'l Tegghiaio, che fuor si degni,
Iacopo Rusticucci, Arrigo e 'l Mosca
e li altri ch'a ben far puosero lì 'ngegni,
82dimmi ove sono e fa ch'io li conosca;
chè gran disio mi stringe di savere
se 'l ciel li addolcia o lo 'nferno li attosca".
Dante ha capito che Ciaccio può fornirgli informazioni preziose su un sacco di persone. E allora comincia a nominare persone di sua conoscenza e prega Ciaccio di dirgli che fine hanno fatto, ossia se queste persone, sono finite all'inferno oppure al paradiso. Ma ve lo immaginate che gran soddisfazione deve avere Dante nel decidere il destino dei suoi nemici ? Chiede a Ciacco che fine hanno fatto i vari Farinata degli Uberti, Iacopo Rusticucci, Arrigo dei Giandonati, ed altri suoi nemici. Il gran furbone del poeta fiorentino, sa benissimno dove verranno collocati questi signori che si sono schierati contro di lui, lo chiede a Ciaccio, ma in realtà lui ha già provveduto a sistemarli per benino nell'inferno.
85E quelli:"Ei son tra l'anime più nere;
diverse colpe giù li grava al fondo:
se tanto scendi, là i potrai vedere.
88Ma quando tu sarai nel dolce mondo,
pregoti ch'a la mente altrui mi rechi:
più non ti dico e più non ti rispondo".
91Li dritti ochi torse allora in biechi;
guardommi un poco e poi chinò la testa:
cadde con essa a par de li altri ciechi.
Ciacco si è seccato di parlare, non ha più voglia di dire niente, quasi come si fosse pentito di aver fatto le previsioni su quando accadrà a Firenze, scocciato risponde a Dante che quelle anime lui li vedrà se prosegue il viaggio nell'inferno, poichè quelle anime sono finite nel più profondo degli inferi, poi però con un senso di nostalgia lo prega di ricordarlo sulla terra quando ritonerà "nel dolce mondo". Torce gli occhi, quindi cadde e ritorna nella medesima posizione degli altri spiriti presenti nel girone dei golosi, sipirti ciechi perchè non sono mali stati illuminati dalla Grazia divina.
94E 'l duca disse a me:"Più non si desta
di qua dal suon de l'angelica tromba,
quando verrà la nimica podesta:
97Ciascun rivederà la trista tomba,
ripiglierà sua carne e sua figura,
udirà quel ch'in etterno rimbomba".
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