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Il destino delle anime (versi 100-115)

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Dante chiede a Virgilio spiegazioni su quale sarà il destino di queste anime, quando le trombe del Giudizio suoneranno per assegnare loro una condanna definitiva. Virgilio espone la sua tesi basandosi sulle teorie di Aristotele.

Virgilio allora disse:" Ciacco non si risolleverà più fino al suono delle trombe degli angeli, nel giorno del Giudizio, quando verrà Cristo, giudice ostile a tutti i dannati: allora ognuno di questi ritroverà la sua tomba maledetta, riprenderà il proprio corpo e l'aspetto che ebbe in vita, e udrà la sentenza che fisserà in eterno la sua condizione".

100Si trapassammo per sozza mistura

de l'ombre e de la pioggia, a passi lenti,

toccando un poco la vita futura

 

103per ch'io dissi:"Maestro, esti tormenti

crescerann'ei dopo la gran sentenza,

o fier minori, o saran si cocenti ?"

Dante ha finito di parlare con Ciacco. I due poeti hanno superato l'ostacolo "Cerbero", avanzano tra il fango e il miscuglio delle anime. Dante vuole chiarimenti da Virgilio, si rivolge alla sua guida e gli chiede:"Maestro, i tormenti qui visti cresceranno dopo il giudizio Universale, diminuiranno o rimaranno ugualmente tremendi ?"

 

106Ed elli a me:"Ritorna a tua scienza,

che vuol, quanto la cosa è più perfetta,

più senta il bene, e così la doglienza.

 

109Tutto che questa gente maladetta

in vera perfezion già mai non vada,

di là più che di qua esser aspetta".

 

112noi aggirammo a tondo quella strada,

parlando più assai ch'ì non ridico;

venimmo al punto dove si digrada.

 

115quivi trovammo Pluto il gran nemico.

"Caro Maestro" dice Dante, "E' vero che queste anime che soffrono pene atroci, però vista la loro consistenza, molto poco corporea, nel senso che esse non sono rivestite da un corpo fatto di carne ed ossa, dopo il Giudizio Universale, quando saranno rivestite del corpo, soffriranno di pù o di meno? insomma se adesso sembrano soffrire, ma non hanno il corpo, quando l'avranno, la loro sofferenza aumenterà o diminuirà?". Virgilio risponde  rifacendosi all teroria di Aristotele:"l'integrità (anima e corpo) comporta perfezione; insieme congiunti (anima e corpo) fruiscono di più il bene, e soffrono di più il  dolore". In altri termini ricostituendosi col raggiungimento dell'anima, il corpo, ne saranno aggravate le pene dei dannati e accresciuta la beatitudine dei santi.

Dopo questa speiagzione i due poeti proseguirono per il loro cammino parlando di tante altre cose sino a giungere davanti a Pluto, il gran nemico.

Ultimo aggiornamento Lunedì 09 Febbraio 2009 17:33

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