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NoCiacco (versi 34-57)
- Giovedì 05 Febbraio 2009
- Sezione:
- Categoria: Canto VI
{mosgoogle}Dante incontra un dannato, un fiorentino. Il suo nome è Ciacco. Dante non lo riconosce poichè quella lordura di fango lo rende irriconoscibile. Ciacco invece riconosce il poeta.
Le anime che stanno scontando la loro pena eterna, giacciono distese come ombre su quella fanchiglia e i due poeti vi camminano sopra, non potendo evitarli. Queste anime sono tutte schiacciate per terra, tranne una che si solleva nel vedere passare i due poeti.
L'anima che inizia a parlare con Dante si chiama Ciaccio. Chi fosse questo Ciaccio non è dato a sapere. Il nome usato come sostantivo vuol dire porco ed è probabile che viene utilizzato in questo senso, volendo riferirsi ad un uomo estremamente goloso ed avido. Tuttavia Dante lo chiama con questo nome e lo fa senza alcun dispreggio, vuol dire che lo conosce e che così si chiama. Uno che sembra saperla lunga su Ciaccio è Boccaccio:"Fu costui un uomo non del tutto di corte, ma perciocchè poco avea da spendere erasi, come egli stesso dice, dato al vizio della gola... e le sue usanze erano sempre con gentiluomini e ricchi, e massimamente con quegli che, splendidamente e delicatamente mangiavano e bevevano, dà quali se chiamato era a mangiare v'andava, e similmente se invitato non v'era, esso medesimo s'invitava. Ed era per questo vizio notissimo uomo a tutti i fiorentini e affabile e di buon sentimento: per le quali cose era assai volentieri da qualunque uomo ricevuto" (Decamerone IX,8). Insomma non sappiamo se Ciaccio sia una persona veramente esistita oppure un "prototipo di mangione" che Dante mette nel girone dei golosi a rappresentare l'intera categoria.
Ciaccio non suscita nessuna simpatia, Dante non ne fa una descrizione fisica, ma lo immagino come un uomo basso, grasso, volgare e vizioso. Tuttavia in tutta sincerità bisogna chiedersi "come può un uomo con un peccato simile essere condannato per l'eternità ad una pena così terribile?" Porca miseria, quante persone sono dei crapuloni eppure sono delle brave persone. Lo stesso Boccaccio lo definisce come "affabile e di buoni sentimenti". Allora perchè puinirlo così severamente? Si può contestare Dante? Si, si può! anzi mi diverto nel farlo,perchè sono convinto che il poeta si lascia molto influenzare da simpatie ed antipatie personale, e non sia un giudice imparziale.
34Noi passavam su l'ombre cheadona
la greve pioggia, e ponevam le piante
sovra lor vanità che par persona.
37Elle giacean per terra tutte quante,
fuor d'una ch'a seder si levò, ratto
ch'ella ci vide passar davante.
I poeti camminan sopra ii corpi di queste anime. Non riesco ad immaginare come stessero realmente le cose. Se ho ben capito, queste ombre sono schiacciiate per terra dalla pioggia, quasi a formare mosaici sul terreno, in poche parole fanno da pavimento, ed i due poeti vi passavano sopra. Una di queste ombre, appunto Ciacco, appena vede i poeti si solleva da quella incomoda posizione.
40"O tu che sè per questo 'nferno tratto",
mi disse, "riconoscimi, se sai:
tu fosti, prima ch'io disfatto, fatto"
Quello che è strano e poco razionale, in tutta la Divina Commedia, e che Dante ovunque vada, incontra qualcuno di sua conoscenza. Questo girone come si è detto è quello dei golosi. la gola non è peccato che conosca "limiti e confini". In tutti i paesi progrediti e civilizzati, dove non sussiste il problema della fame, il mangiare a "crepapelle" è un vizio molto diffuso. Pensiamo al grande impero romano, o a quello persiano o ad altri regni in cui i governati vivono nell'opulenza più totale, quanti crapuloni vi saranno stati? Un numero enorme, sicuramente, ecco quindi che questo girone deve essere pieno zeppo di anime, tutte distese per terra nel fango, ma Dante tuttavia riesce ad incontrare il paesano, il fiorentino. Ciaccio dice che Dante non può riconoscerlo, perchè le sue condizioni sono pietose, egli è sporco, nudo, e pieno di fango, ma Ciaccio riconosce Dante e riferisce di essere morto quando lui era già nato.
43E io a lui:"L'angoscia che tu hai
forse ti tira fuor de la mia mente,
si che non par ch'ì ti vedessi mai.
In altre parole Dante risponde:" sei così messo male caro mio, che se anche ti avessi visto in vita, non saprei ora riconoscerti: -della serie non ti riconoscerebbe nenache tua madre che ti ha concepito!-
46Ma dimmi chi tu sè che 'n sì dolente
loco sè messo, e hai si fatta pena,
che, s'altra è maggio, nulla si è spiacente"
Dante gli chiede chi fosse e di quale peccato si fosse macchiato per meritare una simile pena.
49Ed elli a me: "La tua città, ch'è piena
d'invidia sì che già trabocca il sacco,
seco mi tenne in la vita serena.
52Voi cittadini mi chiamaste Ciacco:
per la dannosa colpa de la gola,
come tu vedi, a la pioggia mi fiacco.
55E io anima triste non son sola,
chè tutte queste a simil pena stanno
per simil colpa" E più non fè parola
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