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Minosse, il gran giudice infernale (versi 1-24)

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Tutte le anime che giungono all’inferno vengono giudicate da Minosse. Egli in base ai giri che fa compiere alla sua coda, stabilisce il girone dov’è destinato il peccatore. Dante e Virgilio si trovano dinnanzi quest’inquietante figura. Virgilio, forte del “mandato” avuto, invita Minosse a farsi da parte e a farli proseguire nel viaggio. {mosgoogle} Dopo aver parlato con gli spiriti sapienti del Limbo, inizia per Dante la discesa verso la voragine infernale. Dal primo cerchio inizia a scendere giù. L’inferno dantesco, è costituito in modo tale che, man mano che si scende, lo spazio si restringe, a guisa di voragine, sino al centro della terra. Il nuovo cerchio racchiude (ringhia) uno spazio minore; tuttavia la pena (dolor) è più grave e tormenta le anime si da provocarne il lamento (a guaio). E’ questo il girone dei lussuriosi. La lussuria è uno dei sette peccati capitali che la Chiesa condanna senza appello. La sorte dei dannati che vengono trasportati da Caronte, si decide in questo cerchio, a meno che essi non finiscono nel limbo, dove come abbiamo visto, non vengono giudicati, poiché non hanno commesso particolari peccati. In questo girone invece c’è il giudizio, ed è un giudizio inappellabile, senza vie d’uscite, eterno, senza condoni, amnistie, buona condotta,  o avvocati bravi, che possono togliere dai guai il condannato, o magistrati generosi, che per errore o colpa, possono assolvere un reo. Una volta decisa, la condanna è eterna. E’ l’inferno dantesco. Certo, per Dante non sarà stato facile scegliere il supremo giudice, da collocare in questo girone. La scelta del giudice infernale, cade su Minosse.

Minosse è il mitico figlio di Giove e di Europa, re di Creta, legislatore severo, ma a quanto si narra anche giusto. Minosse nell’inferno è rappresentato come un demonio che incute orrore. Giudice ed esecutore delle sentenze di condanna, i suoi verdetti sono inappellabili. E’ modellato sulle figure mostruose di Satana, come appare nei Giudizi universali di Giotto. L’entrata nel regno dell’inferno è veramente terrorizzante per le anime dei dannati. Dapprima incontrano Caron dimonio,  personaggio sgradevole e violento, poi vengono a  trovarsi dinnanzi a Minossse,  questo enorme mostro, che con una coda lunga e possente, seduto su un trono, imponente e maestoso, giudica le anime peccatrici. Se i dannati conservavano ancora una minima speranza di sfuggire al loro destino, la vista di Minosse la cancella completamente. Minosse, che non fa sconti a nessuno, poiché nessuno ha diritto alla difesa, con la sua orribile e lunga coda, stabilisce dove il dannato deve essere collocato. Il numero di giri della sua coda segna il girone dove il dannato è destinato

 

1Così discesi del cerchio primario

Giù nel secondo, che men loco cinghia,

e tanto più dolor, che punge a guaio.

 

4Stavvi Minos orribilmente, e ringhia:

essamina le colpe ne l’intrata;

giudica e manda secondo ch’avvinghia.

 

7Dico che quando l’anima mal nata

Li vien dinanzi, tutto si confessa;

e quel conoscitor de le peccata

 

10vede qual luogo d’inferno è da essa;

cignesi con la coda tante volte

quantunque gradi vuol che giù sia messa.

 

 

Davanti a Minosse si trovano molte anime, ognuna delle quali confessa il suo peccato, dopo essere state giudicate, vengono assegnate al girone infernale che gli compete in base al peccato commesso. Quando il giudice infernale, si trova davanti Virgilio e Dante, interrompe per un momento il suo compito e si rivolge ai due poeti, mettendoli in guardia sul fatto che se anche passeranno incolumi da lì, il resto del viaggio non sarà affatto semplice. E’ questo il primo di una lunga serie di ostacoli che Virgilio dovrà superare per condurre Dante lungo l’Inferno. Già Caronte aveva posto resistenza a far avanzare i due poeti lungo l’Acheronte, ora i due si trovano davanti un nemico più temibile: Minosse. Ma come è successo per Caronte, anche Minosse viene  messo a tacere, perché Virgilio pronuncia quella formuletta magica che spiana le porte anche dinnanzi ai demoni più feroci. Dice Virgilio “ Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare” ,tradotto in parole semplici significa, “Caro Minosse, fatti da parte, perché chi ci autorizza a fare questo viaggio è colui che sta in alto nel cielo, e guai a chi si oppone alla sua volontà”.

 

13Sempre dinanzi a lui ne stanno molte;

vanno a vicenda ciascun al giudizio;

dicono e odono e poi son giù volte.

 

16“O tu che vien al doloroso ospizio”,

disse Minos a me quando mi vide,

lasciando l’atto di cotanto offizio,

 

19“guarda com’entri e di cui tu ti fide;

non t’inganni l’ampiezza de l’intrare !”

e ‘l duca mio a lui: “Perché pur gride ?

 

22non impedir lo suo fatal andare:

vuolse così colà dove si puote

ciò che si vuole, e più non dimandare”.

Ultimo aggiornamento Lunedì 09 Febbraio 2009 16:59

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