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La storia di Paolo e Francesca (versi 73-81)

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Nel girone dei lussuriosi Dante incontra Paolo e Francesca, la giovane coppia di amanti che avvinti in un abbraccio, vengono trascinati dalla tempesta. La vicenda narrata da Dante mette in evidenza come il tradimento di Francesca a suo marito, nasce nel contesto di un inganno, di cui la ragazza è vittima Egli infatti accetta di sposarsi, convinta che suo marito fosse Paolo e non il malfatto Gianciotto. {mosgoogle}Il V canto dell’Inferno è noto soprattutto per la vicenda di Paolo e Francesca. E’ il loro canto.

 Per meglio comprendere la vicenda di Paolo e Francesca, ho cercato di trovare la maggior parte delle notizie riguardanti la loro vita. Non sono riuscito a trovare nulla di più di quello che già si conosce e che in pratica Dante ci racconta con i suoi versi. Nulla che avesse potuto illuminarmi su eventuali retroscena peccaminosi che avesseo indotto Dante a collocare questa coppia di amanti in questo tremendo girone. La storia è quella che già si conosce. Allora la mia domanda iniziale, quella che mi ero posto prima di iniziare questo V canto dell’Inferno, è rimasta irrisolta: perché Dante colloca questi giovani amanti nell’inferno? Perché li mette in compagnia con lussuriosi “professionisti” che ben meritano la sorte che Dante gli assegna ? Un motivo non l’ho trovato. Una severità eccessiva. Un trattamento iniquo. Si può pensare allora ad un’antipatia di Dante verso i protagonisti della vicenda, ad una sua personale avversione nei confronti di Paolo o di Francesca, ma questo non traspare assolutamente dai versi di Dante, anzi si evidenzia il contrario. Il poeta è afflitto, è affranto dal destino di questi due giovani, e allora continuo a chiedermi perché li ha messi lì ? Dante soffre al punto tale, che sviene nell’udire la triste sorte che i due hanno avuto per il loro adulterio, quindi la compenetrazione nel dramma dei due giovani è totale, non c’è indifferenza, gioia o vendetta , ma c’è tutt’altro. E dire che Francesca avrebbe un sacco di attenuanti per il suo tradimento. Avrà avuto forse quindici anni al momento del suo matrimonio. La famiglia gli aveva appioppato uno storpio , quando lei era convinta che suo marito fosse Paolo. La ragazza era stata tratta in inganno, quindi esistono per questa povera fanciulla tanti e tali attenuanti che salvarla dal suo peccato non sarebbe costato a Dante un gran sacrificio. Bisogna dire che un piccolo favore Dante glielo fa, perché avrebbe potuto addirittura dividere i due amanti, ed inserirli in due gironi diversi o nello stesso girone, ma lontani uno dall’altro, invece essi sono insieme, abbracciati ed uniti per sempre, per il resto della loro esistenza che poi è l’eternità. In conclusione non sono riuscito a trovare un buon motivo del perché Dante collochi questi poveretti nell’inferno.

Vediamo ora più dettagliatamente come si svolsero i fatti:

La tradizione del guelfismo che caratterizza i Malatesta di Rimini, inizia con Malatesta da Verucchio, detto anche il centenario o il vecchio per la sua longevità, il quale dopo la sconfitta di Federico II di Svevia a Parma, abbandona il ghibellinismo per passare con la fazione papale. Il figlio di Malatesta il “vecchio” è Malatestino dall’occhio cieco, il quale è chiamato da Dante il Mastin nuovo, ed è colui che scatena una violenta contesa con la fazione ghibellina della sua città, fino a che non fa prigioniero e trucida Montagna, capo della fazione ghibellina.

Il criterio con cui i Malatesta organizzavano i loro matrimoni, era esclusivamente finalizzato ad una ragione politica, ossia al rafforzamento della loro casata.

I matrimoni delle figlie erano organizzati dai genitori, ed ovviamente, erano matrimoni finalizzati a rinsaldare i rapporti di potere con le altre casate. Accade così che Guido Minore da Polenta, signore di Ravenna e di Cervia, decida di dare in sposa sua figlia Francesca, al figlio di Malatesta da Verucchio, Giovanni Malatesta, detto Giangiotto, Johannes Zoctus, Giovanni zoppo, uomo abbastanza sgradevole e sgraziato. Francesca da Polenta era una graziosa fanciulla, e mai avrebbe accettato il matrimonio con un uomo così brutto, per cui le due famiglie concordarono un inganno per convincere la ragazza. Mandarono a Ravenna Paolo il Bello, fratello di Giangiotto, che come dice il nome stesso era un giovane affascinate e di notevole bellezza. Francesca era convinta che il suo sposo doveva essere Paolo e non Giangiotto, per cui accettò con gioia il matrimonio. Il giorno delle nozze, egli pronunciò il suo si senza sapere che il matrimonio con Paolo fosse una finzione e che in realtà Paolo la sposava per procura, ossia a nome e per conto del fratello Giangiotto. Saputo dell’inganno, la malcapitata dovette sottostare suo malgrado, ed ebbe tra l’altro una figlia di nome Concordia, come la suocera. Cercava di allietare come poteva le sue tristi giornate. Paolo, spesso faceva visita alla cognata, e sicuramente aveva un gran rimorso per essersi prestato all’inganno del finto matrimonio. Pare che uno dei fratelli di Paolo, Malatestino dell’Occhio, così chiamato perché aveva un solo occhio “ma da quell’uno vedeva fin troppo bene”, spiando s’ accorse degli incontri segreti tra Paolo e Francesca. Sicuramente Malatestino avvisò il fratello Giangiotto della tresca fra i due, e questi, facendo finta di partire, una mattina li colse in fallo, proprio mentre i due  stavano leggendo la storia di Lanciollotto e Ginevra, mentre si stavano dando un casto bacio. Stravolto dalla gelosia, Giangiotto estrasse la spada ed uccide i due amanti.

Questa in breve la vicende di Paolo e Francesca. Si deduce da questa vicenda che Francesca è un adultera, e quindi non si capisce perché Dante la debba mettere nel girone dei lussuriosi. Se il peccato di Francesca è solo l’adulterio, Dante avrebbe potuto salvarla ponendola nel Purgatorio, invece non lo fa. In realtà, dal breve scambio di battute che Dante ha con Francesca si può capire che la fanciulla non è affatto pentita di aver amato Paolo, anzi rivendica con orgoglio il suo rapporto, non volendosi separare da lui neanche dopo la morte. Ecco allora che compare in Francesca un altro peccato: l’orgoglio del proprio tradimento.

Tuttavia traspare evidente che Dante ha pietà e misericordia per la fanciulla, e prova verso di lei una solidarietà umana. Tuttavia egli non può trasgredire le leggi di Dio, per cui pur mostrandosi solidale è costretta a condannarla. Un’altra domanda da porsi è la seguente ? Giangiotto sospettava già del tradimento e faceva finta di non sapere? Oppure realmente alla prima occasione ha ucciso i due amanti ?. Probabilmente Giangiotto,  doveva ben capire che non poteva essere amata da Francesca, visto il modo ingannevole con cui avvenne il matrimonio. Faceva finta, per quieto vivere di non accorgersi della tresca fra i due, ma poi giunti al culmine della sopportazione ha dovuto intervenire. Dunque per Francesca esiste la reiterazione del reato, ella ha ripetutamente tradito. L’altro aspetto che colpisce è che mentre Francesca parla, Paolo tace. Non dice niente per discolparsi della sua azione. Francesca è la protagonista in assoluto, e Paolo fa la figura della vittima, capitato nelle grinfie di questa seduttrice. Si cogli indubbiamente una aspetto di maschilismo da parte di Dante nel dipingere la donna seduttrice ed il maschio vittima incolpevole. Ma a ben analizzare le cose, non poteva semplicemente essere che Francesca avesse ceduto alle ripetute lusinghe del maschio e fosse caduta nel tradimento dopo molti tentativi di quest’ultimo? Da questo punto di vista il vero colpevole potrebbe essere il maschio seduttore.

 Un altro indizio che sembra far capire che Paolo fosse già innamorato di Francesca prima del matrimonio e quando Francesca dice “Amore, che subito accende i cuori gentili, infiammò questo mio compagno, invaghendolo della mia bella persona”cioè Paolo era innamorato di Francesca a prima vista, quindi, questa povera ragazza era stata messa nella condizione migliore per tradire.

Particolare attenzione merita quello che ci dice il Boccaccio sulla vicenda. L’inganno fatto dalla famiglia su Francesca, ossia quello di fargli credere che avrebbe sposato Paolo e non Giangiotto, essendo lei un carattere affatto remissivo, secondo il Boccaccio, regge sino ad un certo punto. In realtà Francesca non poteva non sapere che suo padre reputava Giangiotto il vero successore del padre Malatesta il vecchio, essendo nato prima di Paolo. Inoltre sapeva certamente che Paolo era già sposato da 15 anni. Destinato dal padre a fondare e gestire un ramo minore del casato, Paolo s’era sposato nel 1270 con una figlia del conte di Ghiaggiolo, Orabile Beatrice, da cui aveva avuto due figli.

Paolo non era affatto un effeminato (come si è voluto far credere da alcuni) ma un valente militare. Infatti egli era stato nominato capitano del popolo a Firenze, allo scopo di conciliare le tensioni tra guelfi e ghibellini. Quindi come si vede la vicenda presenta aspetti non ben noti e l’unico in grado di averla capita alla perfezione è Dante, il quale non smette mai di sorprenderci, infatti, anziché scegliere una via semplice, comoda, citando le tantissime lussuriose della storia dell’umanità, va a pescare un fatto di cronaca della sua epoca, che sicuramente avrà fatto scalpore ,un caso “bordeline”, dove si può discutere in eterno se la punizione per Francesca e Paolo sia stata giusta o meno. L’episodio sotto certi aspetti ricorda molto quello di Pia dei Tolomei. Anche il quel caso Dante analizza un controverso fatto di cronaca del suo tempo, anche in quel caso si sussurrava di tradimento da parte di Pia nei confronti del marito. Dante con Pia fu più generoso condannandola al Purgatorio anziché all’inferno.

Dante intravede in quella schiera di dannati, due anime che abbracciate volano insieme nel turbine della tempesta. E’incuriosito e chiede a Virgilio se può rivolgergli la parola: Virgilio risponde “Fai attenzione al momento in cui saranno più vicine, allora pregale, in nome dell’amore che li sospinge, ed esse verranno”. Così appena il vento li  trasportata verso di loro, Dante dice:”Anime tormentate, venite a dialogare con noi, se Dio non ve lo proibisce”.

 

73I’ cominciai “Poeta, volentieri

Parlerei a quei due che ‘nsieme vanno,

e paion sì al vento essere leggieri”.

 

76Ed elli a me “vedrai quando saranno

Più presso a noi; e tu allor li priega

Per quello amor che i mena, ed ei verranno”.

 

79Si tosto come il vento a noi li piega,

mossi la voce: “ O anime affannate,

venite a noi parlar, s’altri nol niega!”

Ultimo aggiornamento Venerdì 13 Febbraio 2009 20:47

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