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NoAmor, ch'a molto amato amar perdona (versi 82-114)
- Domenica 21 Dicembre 2008
- Sezione:
- Categoria: Canto V
Come colombe, richiamate dal desiderio amoroso, si muovono attraverso l’aria, ad ali spiegate, trasportate dalla volontà di raggiungere il loro nido, così quella coppia di anime dalla schiera guidata da Didone, venendo verso di noi attraverso l’aria infernale, così potente era stato il richiamo di Dante, così potente, proprio perché affettuoso e cioè mosso da un sentimento intenso. E infatti subito Francesca vi scorgerà la presenza di un interesse grazioso e benigno, non altezzoso, anzi umile, partecipe e, per così dire riguardoso alla sua persona e al suo dolore.
82Quali colombe dal disio chiamate,
con l’ali alzate e ferme al dolce nido
vegnon per l’aere del voler portate;
85cotali uscir de la schiera ov’è Dido,
a noi venendo per l’aere maligno,
sì forte fu l’affettuoso grido.
{mosgoogle}Inizia a parlare Francesca: “ Oh creatura vivente corte e benevole, che visiti attraverso quest’aria tenebrosa, noi la cui passione tinse di sangue il mondo, se Dio, re dell’universo, fosse benevolo nei nostri confronti, noi lo pregheremmo affinchè ti desse pace, dato che mostri di compatire il nostro peccato, che ci ha sviato dal retto amore. Perciò noi resteremo ad ascoltare le vostre richieste e vi risponderemo appropriatamente, finchè il vento soffia, come fa ora, con minore impeto ed amore”
Va osservato il modo delicato e dolce con cui Francesca si rivolge a Dante. La fanciulla ha compreso che il sentimento che muove Dante non è solo curiosità, ma sincero coinvolgimento verso la loro sorte. Francesca è così colpito da Dante che addirittura gli dice che volentieri vorrebbe pregare per lui, implorando la pace, se potesse realizzarsi una speranza illusoria, l’amicizia con il re dell’universo. Ai dannati non è consentita la preghiera. Ella lo sa, ma tuttavia avanza, nella sua sensibilità femminile, l’ardita ipotesi, per spiegare quanto l’abbia colpita e commossa il turbamento di Dante per la sua angoscia. Nota come teologicamente parlando, Dante non può pregare per Francesca, perché l’anima è dannata, né Francesca, può pregare per Dante, perché le è impossibile, in quanto pregare, con attesa di merito, vuol dire essere in grazia. Non potendosi incontrare nella preghiera, s’incontrano nell’umana pietà e nel dolore.
Francesca è disponibile a sentire Dante e nello stesso tempo a raccontare la sua vicenda. Nel mugghio della bufera, c’è un ritmo alterno di pause e di riprese, di maggiore o minore intensità; e in una di queste pause s’inserisce il dialogo tra Francesca e Dante.
88“O animal grazioso e benigno
che visitando vai per l’aere perso
noi che ingemmo il mondo di sanguigno,
91se fosse amico il re dell’universo,
noi pregheremmo lui de la tua pace,
poi c’hai pietà del nostro mal perverso.
94Di quel che udire e che parlare vi piace,
noi udiremo e parleremo a voi,
mentre che ‘l vento, come si fa tace:
“La città dove nacqui” inizia a raccontare Francesca, “giace sulla costa in cui il Po sfocia in mare, fondendosi con i suoi affluenti”. Francesca nasce quindi a Ravenna. Dopo questa breve premessa inizia parlando genericamente, senza alcun riferimento al caso suo, infatti ella, con tono tipico del dolce stil novo, esalta l’amore che è naturale, è fisiologico che si attacchi al cuore nobile, infatti l’espressione “Amor, che al cor gentile ratto s’apprende”prese costui de la bella persona”, cioè lo fece innamorare della sua bella persona, perché è l’amore che prende, in quanto l’atto non dipende, nel suo primo destarsi, dalla volontà dell’uomo, ma scaturisce da una legge naturale. “che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.”. La sua persona fu violentemente separata dallo spirito e il modo in cui ciò avvenne ancora la danneggia, perché è stata uccisa nella colpa, impedita a pentirsene. Altri autori vedono nell’espressione un’allusione o ad una presunta particolare efferatezza del modo con cui Gianciotto avrebbe ucciso i due amanti. significa appunto : “il cuore nobile si apre naturalmente all’amore, e anzi non vi è nobiltà di cuore senza amore.” “
Amor, ch’a molto amato amar perdona,
Questa è forse l’espressione più famosa del canto e sicuramente una delle più note. Devo sinceramente confessare che l’ho sempre trovata molto ostica e scarsamente comprensibile. Molti la citano, ma poi ci si rende conto che a spiegarla non è semplice. La spiegazione più convincente che ho letto è la seguente: “Amore non perdona, non esonera alcuno che sia amato dal riamare, chi è amato deve riamare”. Sentenza universale in cui l’amore si afferma come fatale, all’amore si deve rispondere con l’amore.
mi prese dal costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’ abbandona, ossia “mi prese così fortemente dell’amabilità di costui che, come vedi, ancora gli sono unita, e in me non è venuto meno l’amore per lui”. “Amor condusse noi ad una morte”. L’Amore, passando i limiti, divenne peccaminoso e li condusse a morte insieme.” Caina attende chi a vita ci spense” . Chi li uccise a tradimento sarà punito nel fondo dell’inferno. Il termine Caina , allude ad una delle quattro zone dell’ultimo cerchio, dove sono puniti i traditori dei parenti, questa citazione di Francesca, fa capire che Dante, nel momento in cui scriveva questo canto, avesse già chiara in mente la struttura di tutto il regno infernale.”queste parole da lor ci fuor porte” “Queste parole da loro ci vennero dette, cioè vennero dette ai due poeti.”. In realtà chi parla è solo Francesca, che parla anche a nome di Paolo.
97Siede la terra dove nata fui
Su la marina dove ‘l Po discende
Per aver pace cò seguagi sui
100Amor, che al cor gentile ratto s’apprende
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.
104Amor, ch’a molto amato amar perdona,
mi prese dal costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’ abbandona.
107Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi a vita ci spense”
Queste parole da lor ci fuor porte.
Dante ha ascoltato attentamente le parole di Francesca, è turbato, scosso. Quei due amanti gli suscitano una pietà enorme, per il loro triste destino. Dante abbassa lo sguardo, rivolto a terra, è pensieroso. Sicuramente la storia dei due lo ha colpito molto. Riflette se la pena che è toccata ai due sia cosa giusta o meno. Questa pausa di riflessione, in mezzo al dramma dell’amore, ne acuisce l’intensità, accrescendo il valore della sospensione e dell’attesa di un epilogo. Virgilio scuote il discepolo, chiedendogli il segreto intimo della sua riflessione. Dante non risponde subito, e il fatto di aver ritardato la risposta, sottolinea che stà sicuramente pensando alle vicende dei due amanti, poi dice:” “Ahimè, quanti dolci pensieri e quanto desiderio, condussero questi due amanti al punto di commettere tale dolorosa colpa!”.
109Quando intesi quell’anime offense,
chinà il viso e tanto il tenni basso,
fin che ‘l poeta mi disse “che pense?”
112Quando risposi, cominciai :”Oh lasso,
quanti dolci pensier, quanto disio
menò costoro al doloroso passo !”
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