Divina commedia
Libri
I Sogni
Vedi anche
Italiano
Latino
Inglese
Greco
Vedi anche
Filosofia
Storia
Informatica
| Excel |
| Video guide Joomla |
| Download |
| Creare siti con Joomla |
Utenti online
NoParafrasi
- Sabato 04 Luglio 2009
- Sezione:
- Categoria: Canto IX
Parafrasi canto nono inferno
Quel colore pallido
che la paura mi dipinse nel volto
vedendo la mia guida tornare indietro,
indusse Virgilio a smorzare il suo pallore.
Si fermò attento come chi ascolta;
perché non potevo condurre
lontano lo sguardo
per l'aria nera e per la nebbia fitta.
"Eppure dovremo vincere la battaglia"
cominciò, " se non...Dio ce lo permise.
oh quanto ritarda per me
colui che deve giungere qui!".
Io vidi bene come egli nascose
l'inzio con l'altra frase che poi seguì,
e furono parole diverse dalle prime;
ma nondimeno il suo discorso
mi provocò paura,
perchè io attribuivo alla frase troncata
forse un significato peggiore
di quello che aveva.
"Al fondo di questa triste conca
non scende mai qualcuno del rpimo cerchio,
il Limbo,
che ha solo per pena la speranza vana
di salire al cielo ?"
Feci questa domanda e quegli "Di rado
s'incontra" mi rispose, "qualcuno di noi
che faccia il cammino che sto percorrendo.
E' vero che un'altra volta fui quaggiù,
richiamato dagli scongiuri
di quella crudele Eritone
che richiamava le anime ai loro corpi.
Da poco il mio corpo era privo dell'anima,
che ella mi fece entrare
dentro alle mura della città di Dite,
per fare uscire un'anima
dal cerchio di Giuda.
Quello è il luogo più basso e più oscuro,
e il più lontano
dal cielo che tutto l'universo fa girare:
conosco bene il cammino; perciò stai sicuro.
Questa palude che emana la grande puzza
circonda tutto intorno la città dolente,
dove non possiamo entrare
ormai senza lotta".
E disse altro, ma non lo ricordo;
perchèl'occhio mi aveva tutto attratto
verso la cima rovente dell'alta torre,
dove in un attimo
si drizzarono rapidamente
tre Furie infernali tinte di sangue,
che avevano membra
e atteggiamenti femminili,
ed erano avvolti da serpenti velenosissimi,
per capelli avevano vipere serpenti,
che circondavano le terribili tempie.
E Vigilio,che subito riconobbe le serve
di Proserpina,la regina dell'eterno pianto.
"Guarda, mi disse, "le furie Erinni,
Questo sul lato sinistro è Megera;
quella che piange dal destro è Aletto;
Tesifone è nel mezzo";
e, detto ciò, tacque.
Ciascuna si feriva il petto con le unghie,
si battevano con le palme delle mani
e gridavano così forte, che io
mi strinsi al poeta per paura.
"Venga Medusa, così lo renderemo di pietra",
dicevano tutte guardando in giù,
"fu un errore non vendicare
Teseo all'oltretomba".
"Voltati indietro e tieni gli occhi chiusi",
perchè se la Gorgone si mostra
e tu la vedessi,
non ti sarebbe più possibile
tornare sulla terra".
Così disse il maestro, ed egli stesso
mi voltò, e non si accontentò delle
mie mani,
ma volle coprirmi gli occhi anche con le sue.
O voi lettori, che avete menti
illuminate, osservate l'insegnamento
che si nasconde sotto il velo
dei versi misteriosi.
E già proveniva dalle onde torbidi
un fracasso terrificante pieno di spavento
per il quale tremavano entrambe
le sponde dello Stige,
non diverso da quellodi un vento
reso impetuoso dalle masse di aria
calda che si scontravano,
che colpisce la selva e senza alcun
ostacolo schianta, abbatte e porta
via i rami, avanza polveroso e superbo,
e fa fuggire le fiere e i pastori.
Virgilio mi liberò gli occhi e disse:"
Ora dirigi lo sguardo sull'acqua schiumosa
dell'antica palude là dove
quel fumo è più denso".
Come le rane davanti alla biscia,
loro nemica, si dileguano tutte nell'acqua,
finchè ciascuna si appiattisce
contro la terra, così io vidi più di mille
anime dannate fuggire davanti a qualcuno
che attraversa lo Stige a piedi asciutti.
Rimuoveva dal volto quella fitta nebbia,
muovendo spesso la mano sinistra davanti a sè,
e sembrava infastidito solo da
quella preoccupazione.
Mi accorsi subito che egli era
un inviato dal cielo, e mi volsi al maestro;
ed egli fece segno che io stessi tranquillo
e mi inchinassi a lui.
Ahi come mi sembrava pieno di sdegno!
Venne alla porta di Dite e con una
piccola verga l'aprì,
e non incontrò alcun ostacolo.
"O cacciati dal cielo, gente disprezzata"
cominciò egli sull'orribile soglia,
"da dove si alimenta in voi questa tracotanza?
Perché vi opponete a quel desiderio di Dio,
il cui compimento non può essere impedito,
e chi più volte ha accresciuto il vostro dolore?
A chi giova scontrarsi con i decreti divini?
Il vostro Cerbero, se ben vi ricordate,
porta tuttora pelato il mento e il collo".
Poi ritornò per la strada sozza,
e a noi non rivolse una parola,
ma assunse l'aspetto di uno a cui
prema una preoccupazione diversa da
quella di colui che gli è davanti,
e noi ci incamminammo verso la città,
sicuri dopo le parole sante.
Entrammo la dentro senza alcuna opposizione,
e io, che desideravo osservare
quale fosse la condizione interna
alla fortezza, non appena fui dentro,
mi guardai attorno, e vidi da ogni
parte una grande pianura, piena di dolore
e di pene tremende.
Come ad Arles, dove il Rodano si impaluda,
come a Pola, presso il golfo di Quarnaro
che delimita l'Italia e ne bagna i confini;
i sepolcri rendono diseguali tutto il terreno,
così facevano qui ad ogni parte,
solo che in un modo più amaro,
poiché tra le tombe erano sparse fiamme,
da renderle tanto roventi,
che nessun arte di fabbro
richiede ferro più incandescente.
Tutti i loro coperchi erano sollevati,
e ne uscivano lamenti così disperati,
che sembravano davvero di miserabili
e di tormentati.
E io:"Maestro, chi sono quelle persone
che, seppellite dentro a quelle
tombe, si fanno sentire con sospiri dolorosi?".
Ed egli a me:"Qui ci sono i capi delle
eresie con i loro seguaci d'ogni setta,
e le loro tombe sono molto più piene
di quanto tu creda.
Qui il simile è sepolto col simile,
e i sepolcri sono alcuni più,
altri meno caldi".
E dopo essersi girato a destra,
passammo tra il luogo dei supplizi
e le alte mura.
| Il girone degli eretici (versi 106-133) → |
|---|



