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NoIl girone degli eretici (versi 106-133)
- Sabato 04 Luglio 2009
- Sezione:
- Categoria: Canto IX
{mosgoogle}La strada è spianata. I diavoli, le Furie, Medusa, sono tutte scomparse. Annichiliti e sconfitti dall'angelo inviato dal Signore, le malefiche figure si sono allontanate e finalmente i due poeti possono entrare nella città del dolore. Appena varcata la porta della città di Dite, Dante si guarda intorno e vede in ogni direzione una grande distesa pianeggiante, colma di dolore e di atroce tormento.
106Dentro li entrammo sanz’altra guerra;
e io ch’avea di riguardo disio
la condizion che tal fortezza serra,
109com’io fui dentro, l’occhio intorno invio;
e veggio ad ogne man grande campagna,
pieno di duolo e di tormento rio.
L'aria è cupa, l'ambiente tetro. Siamo in un cimitero, pieno di tombe. Le tombe sono disseminate di fiamme che le rendono così roventi da superare l'incandescenza necessaria al ferro per essere lavorata dal fabbro. Dante paragona il luogo, al cimitero che sorge nella città di Arles, nella Gallia narbonese, in Provenza, sulla riva sinistra del Rodano. L'antico cimitero sulla via Aurelia ("i campi elisi", come li chiamarono i romani), consacrati secondo la tradizione da S. Trofimo, era ed è tuttora disseminato da file di tombe rilevate a sarcofago. La grande fama che godette nel medioevo era dovuta alla celebrità dei santi ivi deposti, tanto che fu stimato gran privilegio essere sepolto, e da molte parti le salme erano là avviate attraverso il fiume e raccolte all'estremità del vecchio borgo. Dante cita anche Pola, nell'Istria, nella località detta Prato grande dove sorgeva una necropoli, oggi scomparsa.
112Si come ad Arlì, ove Rodano stagna,
sì com’a Pola, presso del Carnaro
ch’Italia chiude i suoi termini bagna,
115fanno i sepulcri tutt’il loco varo;
così facevan quivi d’ogni parte,
salvo che ‘l mondo v’era più amaro
118chè tra li avelli fiamme eran sparte,
per le quali eran sì del tutto accesi,
che ferro più non chiede verun’arte.
In questo spettrale cimitero, tutti i coperchi delle tombe sono alzate, e da esse escono lamenti e grida. Dante è curioso, vuole sapere perchè questi terribili lamenti e chi sono quelle anime chiuse nelle roventi tombe.
121Tutti li lor coperchi eran sospesi,
e furon m’uscivan sì duri lamenti,
che ben parean di miseri e d’offesi
124E io “Maestro, quai son quelle genti
Che, seppellite dentro da quell’arche,
si fan sentir con li sospir dolenti ?”
Questo è il girone degli eretici. L'eresia è una dottrina che contraddice la verità rivelata da Dio. Il problema dell'eresia era molto diffuso ai tempi di Dante. Molte erano le sette che erano definite eretiche, in particolare i catari. Il catarismo e la sua dottrina vennero combattute energicamente dalla chiesa. Virgilio indica che in quelle tombe vi sono molto più eretici di quanto se ne vedono, poichè in uno stesso avello sono sepolti i seguaci di una medesima setta, e i sepolcri sono arroventati più o meno secondo il grado di colpa. I due poeti passano tra i sepolcri roventi, tra le alte mura della città di Dite.
127ed elli a me:”Qui son li eresiache,
coi lor seguaci, d’ogni setta, e molto
più che non credi son le tombe carche.
130Simile qui con simile è sepolto,
e i monimenti son più e men caldi”
e poi ch’a la man destra si fu volto,
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