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Canto IX

Il IX canto è quello della rivincita dei due poeti. Bloccati dai demoni alle porte della città di Dite, Dante trema al pensiero che Virgilio lo abbandoni al suo destino. Le trattative di Virgilio con i demoni sono fallite, essi non vogliono che i poeti varcano le soglie della città del dolore. Virgilio sa però che la sua missione è guidata dall'alto, che presto dal cielo giungerà un aiuto che abbatterà i demoni. L'orrore di Dante aumenta quando dalla cima di una torre appaiono le terribili e mostruose Furie che si oppongono anch'essi al cammino dei poeti. Giunge anche la terrificante Medusa che con il suo sguardo minaccia di pietrificare Dante. Virgilio lo protegge con le sue mani, che poste dinnanzi agli occhi di Dante, impedisce che il poeta possa incrociare lo sguardo di Medusa. Quando tutto sembra perduto, dalle acque dello Stige giunge un rumore terrificante. E' il messo celeste che come il fulmine arriva per salvare i poeti. Minaccia e sgrida l'ardire dei demoni a cui ricorda la potenza del signore e la loro stupidità ad opporsi all'avanzata di chi è inviato da Dio. Con la sua verga magica apre le porte della città di Dite, e poi così come all'improvviso era apparso, con altrettanta velocità ritorna nel regno dei cieli. I due poeti oltrepassano la porta ed entrano in un cimitero sterminato e pieno di avelli infuocati, da dove giungono lamenti ed urla. Sono anime di dannati che in vita si macchiarono del peccato dell'eresia. Essi soffrono atroci dolori nelle loro tombe infuocate.

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1 Parafrasi 621
2 Il girone degli eretici (versi 106-133) 476
3 Il messo celeste (versi 61-105) 419
4 Le tre Furie: il rimorso, la vendetta, la colpa (versi 1-60) 982