Divina commedia
Libri
I Sogni
Vedi anche
Italiano
Latino
Inglese
Greco
Vedi anche
Filosofia
Storia
Informatica
| Excel |
| Video guide Joomla |
| Download |
| Creare siti con Joomla |
Utenti online
NoUna considerazione personale: manca il Pathos ! (145-151)
- Martedì 02 Dicembre 2008
- Sezione:
- Categoria: Canto IV
Dante vede tanti altri spiriti durante il suo cammino nel limbo, ma naturalmente non può riferire di tutti.
{mosgoogle}Dante incontra ancora tanti altri spiriti, ma ovviamente non può riferire di tutti, non gli basterebbero dieci Divine Commedie! Il poeta arriva così in una zona dell’inferno dove non c’è neanche un angolo che abbia luce.
Prima di chiudere con questo IV canto dell’Inferno, una mia personale e contestabilissima considerazione. Manca in questo canto quel pathos, quel coinvolgimento che invece si riscontra nella maggior parte degli altri canti dell’inferno. Sembra che Dante abbia voluto espletare un compito che considerava doveroso, ossia mettere in salvo gli uomini da lui stimati, e non condannarli a sofferenze fisiche. Sembra un qualcosa che il poeta doveva fare, sentiva un’esigenza interiore di sistemare questo problema, prima di dedicarsi ai peccatori. Quello che forse contribuisce a generare questa sensazione di scarso coinvolgimento emotivo del poeta, è anche l’aria che tira in questo luogo, dà un senso di tristezza e di noia. Sembra di vedere un vecchio film in bianco e nero, dove i protagonisti appaiono confusi e scarsamente delineati. C’è però da aggiungere che chiunque avesse letto la divina Commedia, si sarebbe posto il problema di che fine avessero fatto le anime dei grandi del passato, e magari avremmo accusato Dante di non avere affrontato il problema. Questo canto sembra un esame propedeutico, cioè quegli esami che non hanno in sè valore assoluto, ma sono indispensabili per poi studiare quelli che vengono dopo. Ecco diciamo che Dante supera a pieni voti un esame non fondamentale, ma propedeutico.
145Io non posso ritrarr di tutti a pieno,
però che si mi caccia il lungo tema,
che molte volte al fatto il dir vien meno.
148La sesta compagnia in due si scema:
per altra via mi mena il savio duca,
fuor de la queta, ne l’aura che trema
151e vegno in parte ove non è che luca.
| ← Parafrasi | Averroè ed altri spiriti Magni (versi 139-144) → |
|---|



