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NoLucio Giunio Bruto, Lucrezia e Iulia (versi 127-128)
- Martedì 02 Dicembre 2008
- Sezione:
- Categoria: Canto IV
Dante vede tre personaggi dell’antica Roma. Lucio Giunio Bruto, colui che scaccia da Roma l’ultimo re, Tarquinio il Superbo. Lucrezia, la moglie di Collatino , suicida dopo la violenza subita dal vile Sesto, figlio di Tarquinio il Superbo e Giulia, la figlia di Cesare e sposa di Pompeo.
{mosgoogle}Dante vede Lucio Giunio Bruto specificando che si tratta di “quel bruto che cacciò Tarquinio” infatti il nome Bruto (che dal latino brutus significa sciocco) non era molto originale fra i romani, e furono in molti quelli che si chiamavano così. Fra i tanti vi era anche Marco Giunio Bruto, l’uccisore di Cesare.
Lucio Giunio Bruto è invece un personaggio molto positivo, altrimenti Dante non l’avrebbe collocato fra le nobili figure del Limbo, ed il suo nome è associato alla cacciata da Roma del l’ultimo dei re. Tarquinio il Superbo. Tarquinio era un re non molto ben visto a Roma, l’epiteto stesso di Superbo ne traccia già un ritratto poco lusinghiero, e il motivo della sua cacciata viene addebitato ad un episodio che ha come protagonista suo figlio Sesto Tarquinio e Lucrezia, parente di Bruto e moglie di Lucio Tarquinio Collatino.
Sembra che Sesto Tarquinio abbia cercato di violentare Lucrezia, la quale ferita nell’onore si suicida. Questo c’è lo racconta Tito Livio, che aveva molti motivi per buttare fango sulla monarchia ed esaltare la nascita della Repubblica romana. Una donna che si uccide per aver subito una violenza da parte del figlio di un re, non è una cosa molto onorevole. Bruto approfittò dell’occasione per istigare il popolo romano contro l’odiato re dittatore. Tarquinio scampò al linciaggio grazie al fatto che riuscì a scappare dalla reggia e recarsi presso la patria etrusca da dove era venuto. La nascita della Repubblica romana nel 509 a.C. viene fatta risalire a questo episodio e Bruto ne fu il primo console assieme al marito della suicida Lucrezia, Lucio Tarquinio Collatino. Un uomo che compie una simile virtuosa opera non poteva finire nelle fiamme dell’inferno, ed ecco allora che Dante trova un posticino anche per lui nel Limbo.
Per quanto riguarda Lucrezia, moglie di Lucio Tarquinio Collatino, la vicenda di cui è protagonista merita una dettagliata descrizione. Sebbene siano passati quasi 2 mila e 600 anni colpisce il fatto che le abitudini degli uomini siano rimasti sempre le stesse: "Donne e Calcio". Al tempo dei romani non esisteva il football, ma esistevano le corse, i combattimenti nell’arena, insomma c’era anche a quell’epoca materia su cui i maschi potevano discutere. Per quanto riguarda il sesso femminile, diciamo che poco è cambiato, se si esclude un’apparente “parità” fra i due sessi. Nell’antica Roma, il vizio e la lussuria regnavano imperterriti, e le corna andavano molto di moda, al punto che nei “quartieri alti” della società romana uno dei motivi di discussione fra gli uomini, erano le moglie degli altri soprattutto se appartenevano ai nobili. Mentre questi valorosi soldati, combattevano battaglie campali, nelle ore di ozio discorrevano tranquillamente delle loro donne, ed ognuno era convinto che la moglie dell’altro facesse le corna al marito. Questo “giochetto delle corna” non piaceva molto a Collatino, il quale era più che convinto che sua moglie, Lucrezia, non era fatta della stessa pasta delle altre e che era fedele all’adorato marito. Sesto Tarquinio, era uno dei figli di Tarquinio il Superbo, che come abbiamo detto,era mal visto dal popolo romano. Sesto era un gran stronzo, e persona alquanto sgradevole. A Sesto,la storiella di Collatino circa la fedeltà della moglie non gli andava proprio a genio, per cui una sera, si recò a Roma (era su un campo di battaglia) e decise di controllare personalmente se Lucrezia fosse quell’esempio di fedeltà che Collatino vantava così tanto. Sesto andò a spiare Lucrezia ed effettivamente si rese conto che quella santa donna non ingannava il tempo dell’attesa del marito andando a letto con gli amanti, bensì tessendo lana con le sue ancelle. La cosa affascinò molto Sesto e sicuramente il baldo e sgradevole uomo pensò “Questa me la faccio, così sputtano Collatino, che smetterà di vantarsi della moglie”. Una sera Sesto andò a trovare Lucrezia, in assenza del marito. La brava donna lo accolse con tutti gli onori ( era pur sempre il figlio del re) e dopo cena lo congedò per ritirarsi in camera da letto. Il furbo e malefico Sesto, fece finta di andare via, ma appena Lucrezia si addormentò, lui si infilò in camera da letto della donna e cercò di violentarla. Lucrezia non cedette alle lusinghe di Sesto, si ribellò, ma il terribile uomo aveva escogitato il suo piano alla perfezione. Al momento del rifiuto gli disse più o meno così “Se non farai l’amore con me, ti ucciderò, dopodiché metterò al tuo fianco il corpo mutilato di uno schiavo, e dirò a tutti ti averti colto in flagrante mentre giacevi lussuriosamente a letto con lo schiavo morto”. Lucrezia non aveva scampo. Soddisfò, non sappiamo con quale fegato, le voglie del “mostro” e appena questo andò via, inviò un messaggero a Ardea, dove c’era il marito ed il padre, che stavano combattendo, e li pregò di raggiungere al più presto Roma. Giunti i suoi cari, ecco le testuali parole che la coraggiosa e casta donna pronunciò”Alla vista dei congiunti, scoppia a piangere. Il marito allora le chiede: “Tutto bene?”, Lei gli risponde:”Come fa ad andare tutto bene a una donna che ha perduto l’onore? Nel tuo letto, Collatino, ci son le tracce di un altro uomo: solo il mio corpo è stato violato, il mio cuore è puro e te lo proverò con la mia morte. Ma giuratemi che l’adulterio non rimarrà impunito. Si tratta di Sesto Tarquinio: è lui che ieri notte è venuto qui e, restituendo ostilità in cambio di ospitalità, armato e con la forza ha abusato di me Se siete uomini veri, fate si che quel rapporto non sia fatale solo a me ma anche a lui”. Uno dopo l’altro giurano tutti. Cercano quindi di consolarla con questi argomenti: in primo luogo la colpa ricadeva solo sull’autore di quell’azione abominevole e non su di lei che ne era stata la vittima; poi non è il corpo che pecca ma la mente e quindi, se manca l’intenzione, non si può parlare di colpa. Ma lei replica”Sta a voi stabilire quello che si merita. Quanto a me, anche se mi assolvo dalla colpa, non significa che non avrò una punizione. E da oggi in poi, più nessuna donna, dopo l’esempio di Lucrezia, vivrà nel disonore!” Afferrato il coltello che teneva nascosto sotto la veste, se lo piantò nel cuore , piegandosi sulla ferita, cadde a terra esamine tra le urla del marito e del padre”.
Gran gesto! Salvo l’onore di lei, salvo quello del marito ed inizio della fine della monarchia. C’è da sottolineare che una donna del genere è difficile da trovare !Poteva tacere, poteva far finta di nulla, avrebbe negato se Sesto andava dicendo di averla posseduta, lei invece con sommo coraggio si uccide. Dante non la salva, non gli regala il Paradiso, ma la colloca negli Spiriti magni del Limbo.
La Iulia che Dante colloca nel Limbo accanto a Lucrezia e Cornelia, è la figlia di Giulio Cesare nonché moglie di Gneo Pompeo.
Un’altra povera vittima della società romana, anche se le vicende di Giulia sono un po’ meno tragiche di quelle di Lucrezia. Nel tormentato rapporto fra i due “big” dell’epoca, Giulio Cesare e Gneo Pompeo, ci fu un momento in cui Pompeo era all’apice della sua ascesa, mentre Cesare stava scalando lentamente ma inesorabilmente le tappe. Come si è sempre usato, anche in questo caso, un buon matrimonio rinsalda l’amicizia. Cesare propone come sposa a Pompeo la figlia Giulia. Giulia era l’unica figlia di Cesare e, nonostante la tenerezza esibita ufficialmente nei suoi confronti, per il padre era un’estranea. Giulia era figlia di Cornelia, la prima moglie di Cesare, il quale come è ben nota aveva avuto una vita molto intensa e travagliata, infatti sin dalla nascita della bimba, Cesare è dovuto fuggire da Roma per sottrarsi alle grinfie di Silla che lo aveva collocato tra i suoi nemici. Insomma di questa figlia a Cesare non interessava molto, e gli tornava utile solo ed esclusivamente per imparentarsi con il grande Pompeo.
Quando Giulia si sposò aveva ventiquattro anni e per l’epoca era decisamente una zitellona. Le donne romane si sposavano presto, sui sedici, diciotto anni, ma Giulia non doveva essere una brutta, dal momento che Pompeo che era un buongustaio in fatto di donne, la prese in sposa. Il donnaiolo Cesare, aveva tra l’altro da farsi perdonare da Pompeo parecchio in fatto di donne, dal momento che si mormorava che Cesare aveva “compromesso” Mucia, la precedente moglie di Pompeo.
Pompeo aveva quasi cinquant’anni all’epoca del matrimonio e portarsi a letto una ragazza di 24 non doveva essere una cosa che non gli andava a genio,. Comunque sia, senza voler entrare nei particolari di un matrimonio che dalle premesse sarebbe dovuto finire il giorno dopo, poichè combinato a tavolino, i due si amarono alla grande. Giulia adorava il suo caro marito, ed anche Pompeo, ormai stanco di faccende femminili, si era tranquillamente accasato con la giovane donna. Dunque tutti felici e contenti. La felicità, tuttavia, come è ben noto, è sempre transitoria su questa terra, ed ecco che l’infame destino si accanisce sulla sventurata giovane, che muore all’età di trent’anni lasciando per l’ennesima volta vedovo Pompeo. Come andarono le cose fra Cesare e Pompeo è ben noto, venuta meno anche la parentela i due se le diedero di santa ragione sino a che Pompeo morì lasciando a Cesare il trionfo assoluto. Anche Giulia, nella sua timidezza e nella sua riservatezza ricopre il ruolo di esempio positivo di donna, e ben fa Dante a collocarla nel Limbo assieme agli altri grandi personaggi.
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