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NoIl Limbo: un luogo senza luce (versi 1-42)
- Martedì 02 Dicembre 2008
- Sezione:
- Categoria: Canto IV
Si entra nel triste e desolato Limbo. Un luogo dove le anime che non commisero peccati, ma nacquero prima della venuta di Cristo sulla terra, o bambini non battezzati, vivono tristemente. Questo è il luogo dove è stato condannato Virgilio, morto anch’egli prima di conoscere la religione cattolica.
Dopo che la terra ha tremato,Dante si trova svenuto sulle rive dell’Acheronte. Come abbia attraversato le rive del fiume Acheronte è un mistero. Si possono fare tutte le congetture di questo mondo, il poeta non dice assolutamente nulla di questa sua traversata lungo il fiume Acheronte. Sarà stato Caronte a trasportarlo?, Sarà stato un angelo venuto dal cielo?, Non si sa.
Ripresosi dallo svenimento e dal forte spavento, si ritrova sull’orlo del doloroso abisso infernale, in prossimità del primo cerchio, dove nonostante lo sforzo della vista, non riesce a scorgere nulla, solo una valle oscura, profonda e nebbiosa da dove si odono lamenti e sospiri.
1Ruppemi l’alto sonno ne la testa
un greve truono, si ch’io mi riscossi
come persona ch’è per forza desta
4e l’occhio riposato intorno mossi,
dritto levato, e fiso guardai
per conoscer lo loco dov’io fossi
7vero è che ‘n su la proda mi trovai
de la valle d’abisso dolorosa
che ntrono accoglie d’infiniti guai.
10Oscura e profonda era e nebulosa
tanto che, per ficcar lo viso a fondo,
io non discernea alcun cosa.
{mosgoogle}Dante scopre che in questo luogo, non vi sono anime che peccarono in terra. Le loro colpe furono quelle di essere nate prima dell’avvento della religione cattolica, o di non esser stati battezzati, come capita in numerosi bambini morti prematuramente o non di religione cattolica. Dante nota che Virgilio è sbiancato, il suo volto è pallido, pensa che il suo duce ha paura, “e se ha paura lui” riflette Dante, “non posso certo stare tranquillo, chi mai mi potrà difendere”?
Dante vuole essere tranquillizzato. Non può iniziare la sua discesa agli inferi, se ancor prima di cominciare, la sua guida tentenna. “Perché se i impallidito?” chiede Dante a Virgilio. Ma in realtà quello che vorrebbe dire e non dice è:“Se tu hai paura, immagina io come sono terrorizzato!” Virgilio capisce che Dante ha frainteso il suo stato d’animo e gli spiega:”Fra poco capirai perché il mio viso è impallidito. Questo luogo è quello dove io sono stato condannato per l’eternità. E siccome la cosa mi intristisce, ogni volta che ci torno mi rammarico”. Dante comprende e riacquista fiducia nel suo maestro. Povero Virgilio, nonostante tutto il suo sapere, e nonostante sia stato incaricato dalle “alte sfere celesti” a condurre Dante lungo le impervie vie dell’Inferno, è stato destinato a questo triste luogo.
13“ Or discendiamo qua giù nel cieco mondo”,
cominciò il poeta tutto smorto;
“io sarò primo, e tu sarai secondo”.
16E io, che del color mi fui accorto,
dissi “Come verrò, se tu paventi
che suoli al mio dubbiar esser conforto?”.
19Ed elli a me “ l’angoscia de la genti
che son qua giù, nel viso mi dipigne
quella pietà che tu per tema senti:
22Andiam , che la via lunga ne sospinge”.
Così si mise e così mi fè intrare
Nel primo cerchio che l’abisso cigne.
I Poeti entrano nel limbo. Non luogo di dolore, nè di sofferenza, ma luogo di mancanza di felicità. Manca la luce divina, quell’innato desiderio che l’uomo ha di vedere Dio, resterà per sempre insoddisfatto. Dante non ode urla strazianti o grida, come invece aveva inteso nell’antiinferno, con gli ignavi punti da mosconi e vespe. Qui si odono sospiri, brevi lamenti, che danno la sensazione di un dolore contenuto, di una tristezza cupa. In questo luogo ci sono innanzitutto bambini, morti senza essere stati battezzati e come tali non degni di ascendere a Dio, secondo la visione medievale del limbo, e poi, ci sono anche uomini di grande valore, che pur non avendo commesso nessun peccato specifico, nacquero prima della venuta di Cristo. Ecco perché Virgilio è posto in questo triste luogo.
25Quivi, secondo che per ascoltare
non avea pianto mai che di sospiri
che l’aura etterna facevan tremare.
28Ciò avvenia di duol sanza martiri
ch’avean la turbe, ch’eran molte e grandi,
d’infanti e di femmini e di viri.
Virgilio è ansioso di rivelare a Dante quale sono le anime che dimorano in questo primo girone infernale. “Non mi chiedi quale anime sono collocate in questo girone?” chiede Virgilio a Dante. Fino ad ora Dante ha posto a Virgilio un sacco di domande a cui il poeta latino non ha risposto volentieri, facendo capire che ogni cosa avrebbe avuto una sua risposta al tempo giusto, ora che freme dal desiderio di dirgli che le anime di questo girone sono brave persone, e nessuna di esse si è mai macchiato di un peccato, se non quello di aver avuto la “sfiga” di nascere prima della venuta di Cristo sulla terra, Dante tace. Virgilio prosegue:”In questo girone” dice il poeta mantovano, “Non ci sono anime di dannati , ma persone degne e oneste, gente saggia e ricca di cultura, che purtroppo non ha potuto godere della grazia divina. Inoltre ci sono bambini che sono morti senza il battesimo e quindi con il peccato originale. Anch’io conclude Virgilio, faccio parte di questa schiera”.
31Lo buon maestro a me “Tu non dimandi
che spiriti son questi che tu vedi ?
or vò che sappi innanzi che più andi,
34ch’ei non peccaro; e s’elle hanno mercedi
non basta, perché non ebber battesmo,
ch’è parte de la fede che tu credi.
37E se furon dinanzi al cristianesimo,
non adorar debitamente a Dio;
e di questi cotai son io medesimo.
40Per tai difetti, non per altro rio,
semo perduti, e sol di tanto offesi,
che sanza speme vivemo in disio”
parole piene di dolore sono quelle pronunciate da Virgilio!La sua sorte e quella di altri illustri uomini è segnata. Essi, nonostante il loro sapere e la loro saggezza sono stati condannati all’inferno, e sebbene non soffrono pene corporali, gli è tuttavia negata la visione della luce celeste.
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