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Averroè ed altri spiriti Magni (versi 139-144)

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Gli ultimi spiriti Magni che Dante incontra nel limbo sono Cicerone, Lino, Seneca, Tolomeo, Euclide, Ippocrate Avicenna, Galieno ed Averroè il medico e filosofo arabo, amante di Aristotele.

 

{mosgoogle}Prosegue la carrellata dei grandi personaggi che Dante incontra nel Limbo. Dante riconosce M. Tullio Cicerone, Lino, (quest’ultimo è il mitico poeta della Grecia, maestro di Orfeo. Altri autori ritengono che Lino possa essere Tito Livio) e Seneca. Presenti accanto a questi, altri spiriti magni come Euclide il grande matematico Alessandrino, autore degli elementi di geometria, Tolomeo, geografo, matematico e astronomo egiziano, Ippocrate, Avicenna, Ibn Sina, medico persiano, di tendenza platonica, e commentatore in lingua araba di Aristotele. Galieno, Claudio Galene, di Pergamo, nell’Asia Minore, celebre medico e scrittore di opere di medicina. Averroè Ibn-Roschid, altro medico e filosofo arabo, detto il “Commentatore”. Dante dice che egli fu colui “che il gran comento feo”. La grandezza di Dante si estrinseca anche nel fatto che i suoi giudizi sui filosofi prescindono dalla fede che essi abbracciano. Se Dante è convinto dell’ “onestà intellettuale” di una persona, poco gli importa se questo è arabo, ebreo o cristiano. Lo stima punto e basta. Tipico esempio è Averroè, il quale gode del giudizio positivo di Dante, anche se di religione diversa dal nostro poeta. Averroè fu un grande filosofo, medico e giurista. Scrisse numerosi commenti su Aristotele, alcune opere originali, e una enciclopedia di medicina. L’opera filosofica più importante di Averroè fu l’incoerenza dell’incoerenza, diventata in lingua latina la destrctio destructionis philosophorum in cui egli prese le difese della filosofia aristotelica, contro le critiche esposte nel trattato l’incoerenza dei filosofi che in latino era diventata la destructio philosophorum, in cui si sosteneva che il pensiero di Aristotele e la filosofia in generale fossero in contraddizione con l’Islam. La tesi fondamentale di Averroè era esattamente opposta: egli sosteneva che la verità può essere raggiunta sia attraverso la religione rivelata sia attraverso la filosofia speculativa.

Averroè fu importantissimo per le sue traduzioni e per i suoi commenti delle opere di Aristotele che erano state quasi completamente dimenticate. Tommaso d’Aquino fu influenzato dalle idee di Averroè; il filosofo cristiano lo riteneva così importante da non chiamarlo per nome, bensì “Il commentatore”. Fra le numerose frasi pronunciate dal grande filosofo arabo una è particolarmente significativa: “Chi pensa è immortale, chi non pensa muore”.

Con Averroè la penetrazione della filosofia greca nel mondo islamico raggiunge il suo culmine, ma in esso questa posizione rimarrà marginale e non avrà mai realmente seguito, anzi l’Islam condannerà le tesi di Averroè, le quali riscuoteranno invece grande successo nel mondo latino.

 

139E vidi il buon accoglitor del quale,

Diascoride dico; e vidi Orfeo,

Tulo e Lino e Seneca morale;

 

142Euclide geometra e Tolomeo,

Ippocrate,Avicense e Galieno,

Averrois, che il gran comento feo

Ultimo aggiornamento Domenica 08 Febbraio 2009 09:21

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