Vedi anche

Inglese

Vedi anche

Filosofia

Utenti online

No

"Lasciate ogni speranza o voi ch'entrate" (versi 1-21)

  • PDF

Dante arriva alla porta dell’Inferno. Legge le terribili parole che vi sono scritte:”Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate”, ammoniscono terribilmente quelle parole. Il poeta si rende conto che sta per entrare all’inferno, la sua paura aumenta. Virgilio lo prende per mano e lo guida attraverso la terribile strada.

 

{mosgoogle}Ricordo che quando ero ragazzo ed andavo al campo sportivo a vedere le partite di calcio della squadra del mio paese, sul muro antistante il campo c’era una scritta minacciosa, fatta con una vernice rossa, che a caratteri cubitali diceva: “LASCIATE OGNI SPERANZA O VOI CH’ENTRATE” era un chiaro ed esplicito invito alle squadre avversarie, le quali avevano, secondo i tifosi che avevano scritto quella frase, poche speranze di uscire vittoriose da quel campo. Il campo sportivo veniva quindi paragonato ad un inferno per le squadre avversarie. Quella frase, che nella mia mente di ragazzino era scarsamente compresa, lasciava comunque una terribile sensazione, quella dell’assenza assoluta della speranza per chi entrava in quel luogo.

Quando da studente ho trovato scritto sulla divina commedia quel grave monito rivolto ai dannati che entravano attraverso la porta, nell’inferno, sono rimasto sorpreso, ed ho pensato che Dante Alighieri era riuscito persino ad influenzare qualche ignorante tifoso, che per incitare la propria squadra rifaceva i versi della divina Commedia. Un Dante sportivo!

L’introduzione al III canto è veramente maestosa ed inquietante. Dante dopo essersi convinto ad intraprendere il viaggio con Virgilio arriva davanti ad una porta dove ci sono scritte queste terribili parole.

 

 

PER ME SI VA NE LA CITTA’ DOLENTE,

 

PER ME SI VA NE L’ETTERNO DOLORE

 

PER ME SI VA TRA LA PERDUTA GENTE.

 

 

GIUSTIZIA MOSSE IL MIO ALTO FATTORE:

 

FECEMI LA DIVINA POTESTATE,

 

LA SOMMA SAPIENZA E ‘l PRIMO AMORE.

 

 

DINANZI A ME NON FUOR COSE CREATE

 

SE NON ETTERNE, E IO ETTERNO DURO.

 

LASCIATE OGNI SPERANZA O VOI CH’ENTRATE.

 

Analizziamo questi versi.

 

 

PER ME SI VA NE LA CITTA’ DOLENTE,

 

PER ME SI VA NE L’ETTERNO DOLORE

 

PER ME SI VA TRA LA PERDUTA GENTE.

 

Le porte dell’inferno non hanno serramenti. Sono aperte, quasi un invito macabro ed ingannevole ad entrare. Si dice chiaramente che attraverso di esse si entra nella città del dolore e della pena. Non è un dolore o una pena che ha fine, è eterno, per sempre, nulla e nessuno potrà mai farli cessare. Oltre la porta vi è la perduta gente, tutti coloro che peccarono in vita e sono condannati per l’eternità. Tre parole contraddistinguono questa terzina: dolore, eternità, morte. Immaginiamo lo stato d’animo di Dante, che già inizia l’impresa pieno di timori e dubbi, il ritrovarsi dinnanzi queste tremende parole non possono che accentuare la sua angoscia.

 

 

 

GIUSTIZIA MOSSE IL MIO ALTO FATTORE:

 

FECEMI LA DIVINA POTESTATE,

 

LA SOMMA SAPIENZA E ‘l PRIMO AMORE.

 

Dio opera secondo giustizia. Il luogo dove i peccatori finiscono è quello che la giustizia divina ha creato. Perché Dio premia una condotta di vita giudiziosa, mentre punisce il peccato. Nell’ordine delle cose, e sempre secondo la mentalità di Dante, la giustizia divina, non è clemente verso coloro che hanno condotto una vita nel peccato, ecco quindi che il luogo dove il poeta sta per entrare è stato creato per il volere della giustizia di Dio. L’inferno è frutto non solo della potenza di Dio, ma anche della sua sapienza che regola l’ordinata armonia dell’universo, e del suo amore che si esprime in un’infallibile giustizia. La città dolente appartiene alla potenza del Padre, alla sapienza del Figlio, alla somma carità dello Spirito Santo.

 

 

DINANZI A ME NON FUOR COSE CREATE

 

SE NON ETTERNE, E IO ETTERNO DURO.

 

LASCIATE OGNI SPERANZA O VOI CH’ENTRATE.

 

Prima di me non furono create cose che non fossero eternamente durevoli. L’eternità in senso assoluto è sola di Dio, in senso relativo è degli esseri che, ricevuta l’esistenza, sono immortali, come gli angeli e le anime umane. L’inferno fu creato prima degli uomini,  al momento della caduta di Lucifero.

Non c’è più speranza per i dannati che sono all’inferno. Mentre durante la vita, anche all’ultima ora della propria esistenza, la Grazia Divina può soccorrere il peccatore, dopo la morte, non c’è più nessuna speranza, non esiste più la possibilità di redimere i propri peccati. La dannazione è eterna.

Dante è spaventato dalle parole che sono scritte sulla sommità di quella porta, intuisce quello che lo attende. Virgilio che ha capito lo stato d’animo di Dante lo risponde serenamente: “occorre ormai mettere da parte ogni timore ed eliminare ogni viltà, poiché siamo giunti al luogo in cui, come ti ho detto, vedrai tra i tormenti le anime dannate, che hanno perduto la possibilità di vedere Dio che è il sommo bene dell’intelletto.” Poi prende la mano di Dante, con volto sereno, infondendogli sicurezza, lo fa entrare in quel mondo, segreto per i viventi.

 

 

10Queste parole di coloro oscuro

Vid’io scritte al sommo d’una porta;

per ch’io “Maestro, il senso lor m’è duro”

 

 

13Ed elli a me, come persona accorta:

“Qui si convien lasciare ogne sospetto;

ogni viltà convien che qui sia morta.

 

 

16Noi siam venuti al loco ov’io t’ho detto

Che tu vedrai le genti dolorose

C’hanno perduto il ben de l’intelletto”.

 

 

19 poi che la sua mano a la mia pose

Con lieto volto, ond’io mi confortai,

mi misi dentro a le segrete cose.

Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Febbraio 2009 12:40

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna