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No"l'amico mio, e non del ventura" (versi 37-75)
- Sabato 08 Novembre 2008
- Sezione:
- Categoria: Canto II
Dopo che Dante ha manifestato la sua paura per il viaggio che deve intraprendere, Virgilio lo mette al corrente che la sua missione è comandata dall’alto, che anime nobili si sono mosse dall’alto dei cieli per venire in suo soccorso. In particolare Virgilio racconta il suo incontro con Beatrice.
Dante non vuole più compiere l’impresa. Vuole ritornare sui suoi passi. Tutti i suoi buoni propositi crollano, non se la sente di intraprendere quest’avventura. Sono troppi gli ostacoli che deve affrontare. Immagina diavoli e fiamme, prevede le terribili scene che deve vedere. Lui non è Enea o San Paolo. Virgilio deve rassegnarsi, lui non ha il coraggio di proseguire!
37e qual è quei che disvol ciò che volle
E per novi pensier cangia proposta,
si che dal cominciar tutto si tolle,
40tal mi fec’io ‘n quella oscura costa,
perché, pensando consumai l’impresa
che fu nel cominciar cotanto tosta.
{mosgoogle}Virgilio ha ascoltato in silenzio le motivazioni di Dante, è palesemente deluso, ma ha capito che deve utilizzare tutto il suo carisma e tutta la sua forza persuasiva per cancellare la paura che attanaglia l’animo del poeta fiorentino. “Se ho ben capito” inizia a dire Virgilio “tu vorresti tornare indietro” (in realtà Dante è stato chiaro sul fatto che non vuole intraprendere questa avventura, ma Virgilio è così esterrefatto da questo proposito che sembra far finta di non a ver capito). Virgilio non vuole infierire su Dante, lo capisce. “Non ti devi comportare come un vile. Come una bestia che si impaurisce per qualcosa che non ha visto”. Incalza Virgilio. Dante ascolta in silenzio. Virgilio prosegue:”Forse non hai capito bene quello che devi fare. Allora ti racconterò la vicenda.” Dante non sa ancora che Virgilio è fra le anime del Limbo, in mezzo a personaggi di un livello culturale e morale enorme che per il solo fatto di essere nate prima del cristianesimo sono state condannate a non vedere mai la luce di Dio. Si ha la sensazione che Virgilio provi quasi invidia nei confronti di Dante, a lui non è stata concessa nessuna opportunità di salvare l’anima, mentre al recalcitrante poeta fiorentino questa possibilità viene data. Sembra pensare“ Dante ha avuto la fortuna che dal cielo si sono mosse potenze incredibili per salvare la sua anima e lui manifesta paura, magari avessi avuto io questa fortuna. Io che dovrò stare in eterno in un luogo triste e cupo come il limbo.” Virgilio racconta a Dante che mentre lui se ne stava tranquillamente nel Limbo, scese una donna dal cielo, Beatrice, e gli chiese di aiutarla guidando Dante all’inferno e al Purgatorio, al fine di fargli conoscere la giustizia divina e distoglierlo dalla via del peccato, per salvargli l’anima. Il buon Virgilio non gli rifiuta l’aiuto perché la condizione di Dante gli fa pena, ma adesso a sentirlo parlare in questo modo quasi quasi rimpiange di aver accettato l’incarico
43“S’ì ho ben la parola tua intesa”
rispose del magnanimo quell’ombra;
“l’anima tua è di viltade offesa
46la qual molte fiate l’omo ingombra
si che d’onrata impresa lo risolve,
come falso veder bestia quand’ombra.
49Da questa tema acciò che tu ti solve,
dirotti perch’io venni e quel ch’io intesi
nel primo punto che di te mi dolve.
52Io era tra color che son sospesi,
e donna mi chiamò beata e bella
tal che di comandar io la richiesi
Virgilio conosce Dante, sa perfettamente del suo amore verso Beatrice, pertanto non solo gli ricorda che questa meravigliosa donna è venuta da lui per perorare la sua causa, ma aggiunge un paio di considerazioni, che non possono sicuramente lasciare indifferente Dante
55lucevan li occhi suoi più che la stella;
e cominciommi a dir soave e piana,
con angelica voce, in sua favella:
Virgilio dice di Beatrice: “li occhi suoi che lucevan più che la stella…angelica voce”.
Beatrice dopo aver lodato il valore di Virgilio, afferma che Dante è nei guai. Nell’alto dei cieli dove lei vive è venuto a sapere (da S. Lucia, come vedremo dopo) che Dante cammina lungo una strada pericolosa, una strada che lo condurrà dritto all’inferno se non cambia registro, addirittura non è sicura se il suo intervento sia giunto in tempo, oppure ormai è troppo tardi.
Quando mi sono imbattuto in questi versi, ho trovato un’espressione che Beatrice usa rivolgendosi a Dante, che è la seguente: “l’amico mio, e non del ventura”. Non so dove e non so da chi ma ricordo che questo modo di dire mi colpì particolarmente, anche se non mi era chiaro il senso, dell’espressione. Cosa mai vorrà dire l’amico mio e non della ventura. In effetti l’espressione non è così semplice da capire, infatti si presta ad almeno tre interpretazioni: a) colui che mi amò per me stessa, disinteressatamente, senza ambire ricompensa di sorte. B) un vero amico, e non già di quelli che vanno e vengono secondo la fortuna c) colui che mi ama ed è da me riamato, ma non della fortuna, che anzi lo perseguita.
58“O anima cortese mantoana,
di cui la fama ancor nel mondo dura
e durerà quanto il mondo lontana,
61l’amico mio, e non della ventura,
ne la diserta piaggia è impedito
si nel cammin, che volt’è per paura;
64e temo che non sia già sì smarrito,
ch’io mi sia tardi al soccorso levata,
per quel ch’i ho di lui nel ciel udito.
Dopo aver raccontato le sue vicissitudini, Beatrice raccomanda a Virgilio di andare in aiuto di Dante, di utilizzare tutta la sua arte poetica per convincerlo ad accettare di attraversare l’inferno poiché questo è l’unico modo per potergli salvare l’anima e poi Beatrice aggiunge: “Quando sarò dinanzi al signor mio, di te mi loderò sovente a lui”.
67Or movi, e con la tua parola ornata
E con ciò ch’ha mestieri al suo campare
L’aiuta, sì ch’ì ne sia consolata.
70I’ son Beatrice che ti faccio andare;
vegno del loco ove tornar disio;
amor mi mosse, che mi fa parlare.
73Quando sarò dinanzi al signor mio,
di te mi loderò sovente a lui”.
Tacette allora, e poi comincià io:
Queste parole di Beatrice non possono passare inosservate, perché se interpretate letteralmente sono veramente assurde. Cosa vuol dire “Quando sarò dinanzi al Signor mio, ossia a Dio, di te mi loderò sovente a lui”, letteralmente significa che parlerà bene di Virgilio a Dio, e questo è illogico per un paio di motivi almeno. Dio, onnipotente sa già se Virgilio si comporterà bene o male, se eseguirà un ordine che in realtà non ammette replica, poiché parte dalla Vergine Maria. Il secondo motivo è che Virgilio è veramente sfortunato, non solo non salva l’anima per poco, essendo nato come detto poco prima della nascita di Gesù Cristo, ma adesso viene anche lodato da Beatrice, la quale sa benissimo che “i giochi sono fatti” e che lui all’inferno è condannato in eterno. Speranze di uscire dal limbo non c’è ne sono. Zero assoluto. Per cui non servirà ad un bel niente che Beatrice parli bene di Virgilio al Padre Eterno, lui non ne trarrà nessun vantaggio. Allora Dante se lo poteva risparmiare di mettere queste parole in bocca a Beatrice, avrebbe potuto fargli dire “Grazie, sei una persona gentile. Addio”. Come si vede la cosa non ha senso. Ma scopriremo ben presto che Dante è talmente geniale che anche quando le cose sembrano non avere senso in realtà il senso ce l’hanno, basta saperlo cercare.
Tutta la divina Commedia “gioca” sull’allegoria. L’allegoria è un'immagine o un discorso che nasconde un significato diverso dal suo significato letterale, di carattere simbolico e di ordine per lo più morale o filosofico. Questo procedimento retorico permette di trasformare nozioni astratte o concetti morali in immagini spesso suggestive. Stiamo rappresentando Beatrice come una donna, vera in carne ed ossa. Nell’approfondimento al primo canto abbiamo già parlato del fatto che in realtà Beatrice potrebbe non essere mai esistita che essa è la rappresentazione allegorica della teologia, nonché della filosofia, ma lo stesso Virgilio rappresenta nell’allegoria la ragione umana, ecco allora che il verso assume un significato logico se lo si interpreta nel senso che la teologia (Beatrice) si giova della ragione umana (Virgilio), ed ha pertanto motivo di lodarsene.
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