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NoTre donne intervengono in aiuto di Dante (versi 76-142)
- Sabato 08 Novembre 2008
- Sezione:
- Categoria: Canto II
Virgilio racconta al tremebondo Dante che il suo viaggio è stato predisposto da una donna che regna nell’alto dei cieli (la Vergine Maria), con l’intercessione di S. Lucia che a sua volta invita Beatrice a recarsi da Virgilio, Dante non ha nulla da temere, e può iniziare tranquillamente il suo viaggio.
{mosgoogle}Virgilio incontra Beatrice nel Limbo. Enorme è lo stupore del poeta latino di trovarsi di fronte ad una donna che scende dal cielo per rivolgersi a lui, il quale è così lusingato della sua presenza che profonde parole piene di miele:” O donna piena di virtù, grazie a cui il genere umano è superiore ad ogni altro vivente contenuto sotto il cielo della luna (che è quello con l’orbita più piccola di ogni altra) il tuo comando mi è così gradito da farmi sentire comunque in ritardo se anche avessi già incominciato a ubbidirti. Non occorre che mi spieghi ulteriormente quale sia il tuo desiderio. Ma spiegami invece come mai non hai paura di scendere quaggiù al centro della terra, venendo tu dal più ampio dei cieli, l’Empireo, al quale desideri ardentemente ritornare”.
76“O donna di virtù, sola per cui
l’umana spezie eccede ogni contento
di quel ciel c’ha minor li cerchi sui;
79tanto m’aggrada il tuo comandamento,
che l’ubbidir, se già fosse m’è tardi;
più non t’è uopo aprirmi il tuo talento.
82Ma dimmi la cagion che non ti guardi
de lo scender qua giuso in questo centro
de l’ampio loco ove tornar tu ardi”.
Dopo aver dato la più totale ed assoluta disp onibilità nei suoi confronti, Virgilio chiede qualche ulteriore notizie sui motivi della sua venuta nel Limbo.
La risposta di Beatrice sembra essere altezzosa, in realtà così non è.“Dal momento che vuoi conoscere la ragione profonda per cui non temo di scendere la voragine infernale, rispose Beatrice, te lo spiegherò in poche parole. Si devono temere solo le cose che possono farci del male, di temere le altre non c’è motivo. Per grazia di Dio, io sono resa tale che non mi tocca la misera condizione di voi dannati, né tanto meno mi possono toccare le fiamme dell’inferno”. non c’è disprezzo per la miseria e l’incendio che travaglia i dannati, ma il senso tranquillo di una pace, di una felicità senza mutamento, di un distacco ineffabile dal mondo e dalla materia, insomma lo stupore di una creatura divina, trionfante con tanta semplicità ed umiltà” (Chimenz).
85Da che tu vuò saper cotanto a dentro
dirotti brievemente, mi rispose,
perch’io non temo di venir qua entro.
88Temer si dee di sole quelle cose
c’hanno potenza di fare altrui male;
de l’altre no, chè non son paurose.
91Io son fatta da Dio, sua mercè, tale
che la vostra miseria non mi tange,
né fiamma d’esto incendio non m’assale
{mosgoogle}Beatrice spiega a Virgilio come sono andate le cose. Prima di ogni cosa bisogna esporre il particolare rapporto di venerazione di Dante nei confronti di S. Lucia. La martire siracusana è molto amata dal poeta fiorentino. Il perché di questa adorazione nei confronti di S. Lucia, non è chiaro, ma pare che Dante, (questo il poeta lo dice nel Convivio), per il troppo studio ebbe una malattia agli occhi dal quale guarì grazie all’intervento della Santa. S. Lucia allegoricamente rappresenta la Grazia illuminate, infatti la santa “illumina”il vangelo sino a sacrificare se stessa. Santa Lucia viene chiamata da Maria “donna gentile” la quale racconta che il suo fedele Dante si è incamminato su una brutta strada, che lo porterà alla dannazione eterna se non abbandona la via del peccato. E’ dunque la vergine in persona ad interessarsi alla sorte di Dante. La Vergine Maria chiede a Lucia di rivolgersi alla donna che Dante maggiormente ha amato in vita ossia a Beatrice e questa di rivolgersi a Virgilio. C’è da sottolineare che Santa Lucia compare nella Divina Commedia altre volte. Nel Purgatorio quando Dante si trova nella valletta dei principi negligenti, la santa prende Dante assopito e lo trasporta in altro luogo. Nel Paradiso la rivede nel primo cerchio dell’Empireo accanto a S. Anna e S. Giovanni Battista. Alla redenzione di Dante collaborano tre donne del calibro di Maria, Lucia e Beatrice, ecco perché il poeta non può assolutamente tirarsi indietro. Scomodare tre personaggi di questo calibro e poi non accettare l’aiuto non è cosa possibile. Lucia acconsentito all’invito di Maria, si muove dal luogo dove siede con Rachele, moglie del patriarca Abramo e mette a corrente Beatrice di come stanno le cose.
94Donna è gentil nel ciel che si compiange
di questo impedimento ov’io ti mando,
si che duro giudicio lassù frange
97Questa chiese Lucia in suo dimando
e disse” Or ha bisogno il tuo fedele
di te, ed io a te lo raccomando
100Lucia, nimica di ciascun crudele,
si mosse e venne al loco dov’ì era,
che mi sedea con l’antica Rachele
Riprende il discorso di Beatrice, Lucia mi disse:” Beatrice, autentica lode di Dio, perché mai indugi a soccorrere colei che ti amo a tal punto da distinguersi dal volgo per renderti onore? Non odi forse l’angoscia del suo pianto? Non vedi tu come lo insidia il pericolo della dannazione, sul fiume tumultuoso del peccato, che è più irruente del mare ?
103Disse “Beatrice, loda di Dio vera,
chè non soccorri quei che t’amò tanto,
ch’uscì per te da la volgare schiera
106non odi tu la pietà del suo pianto ?
non vedi tu la morte che ‘combatte
su la fiumana ove ‘l mar non ha vanto ?
“Quando ascoltai queste parole da Lucia” prosegue Beatrice “corsi immediatamente da te per cercare il tuo aiuto. Confido infatti nella tua nobile eloquenza, che rende onore a te e a chi l’ha potuta ascoltare:”Beatrice, dopo avermi detto queste parole, volse a me lo sguardo lucente di lacrime, e ciò mi rese ancora più veloce nell’adempiere il compito assegnatomi, così sono venuto da te come lei ha voluto e ti ho tolto dal cospetto di quella lupa che ti impediva la via più breve e diretta per salire sul colle della virtù.
109al mondo non fur mai persone ratte
a far lor pro o a fuggir lor danno
com’io dopo cotai parole fatte,
112venni qua giù dal mio beato scanno,
fidandomi nel tuo parlar onesto,
ch’onora te e quei ch’udito l’hanno.
115Poscia che m’ebbe ragionato questo,
li occhi lucenti lacrimando volse;
per che mi fece del venir più presto;
118e venni a te così com’ella volse;
d’innanzi a quella fiera ti levai
che del bel monte il corto andar ti tolse.
Ora che Virgilio “ha vuotato il sacco” e detto tutto quello che c’era da dire passa al contrattacco e comincia ad inveire sul povero Dante. “Per te”, dice Virgilio, “si sono mosse tre grandi donne, e tu tentenni!”. Virgilio rimprovera a Dante la sua codardia. Protetto da Maria, e da S. Lucia (lasciamo perdere Beatrice, che ha poco a che vedere con i santi) Dante non ha nulla da temere e può affrontare la sua missione tranquillamente.
121Dunque che è? Perché, perché restai ?
Perché tanta viltà nel core allette ?
Perché ardire e franchezza non hai ?
La salita di Dante è stata ostacolata, come abbiamo visto da tre fiere, essa viene ora resa agevole dall’intervento di tre donne; la Grazia proveniente (la Vergine è mediatrice universale di ciascuna Grazia), la Grazia illuminante (Lucia), la Grazia operante (Beatrice). Nelle tre donne benedette, reale e simboliche a un tempo, si esemplifica il passaggio dallo stato di peccato a quello di Grazia.
124Poscia che tai tre donne benedette
curan di te ne la corte del cielo,
e ‘l mio parlar tanto ben ti promette ?”.
ed ecco come riassume il suo stato d’animo Dante quando ascolta le parole di Virgilio:
127Quali fioretti, dal notturno gelo
chinati e chiusi, poi che ‘l sol li ‘mbianca
si drizzare tutti aperti in loro stelo,
Lo stato d’animo di Dante è paragonabile ad uno che esce da una malattia e comincia a riacquistare la fede nella vita, e perfettamente risponde alla similitudine dei fiori dei prati, aperti alla luce e al calore del sole, dopo essere rimasti curvato verso terra e chiusi per il freddo della notte.
Dante è commosso sia dall’interessamento di Beatrice, sia dall’intervento di Virgilio, è pronto ad iniziare per loro e con loro l’ascesa al Paradiso
130tal mi fec’io di mia virtude stanca,
e tanto buono ardire al cor mi corse,
ch’i cominciai come persona franca:
133“Oh pietosa colei che mi soccorse !
e te cortese ch’ubbidisti tosto
a le vere parole che ti porse !
Dante cerca di scusarsi con il maestro, non aveva capito quali personaggi si fossero mossi in suo favore, ora è tutto chiaro, il poeta non ha più esitazioni per cui invita Virgilio ad iniziare il viaggio, lui lo seguirà fiducioso e sicuro di sé.
Dante è un uomo. Uno come tutti noi. Di fronte al pericolo egli ha paura, e chi non l’avrebbe se si dovesse attraversare l’inferno. Il solo pensiero fa tremare di paura, ma Dante riesce anche a capire che le volontà che si sono mosse in suo favore non possono essere deluse, egli non può tirarsi indietro. E come un uomo, inizia il percorso. Virgilio lo ha messo di fronte alle sue responsabilità, come spesso accade nella vita, quando vorremmo tirarci indietro da situazioni incresciose, scorbutiche e difficili, poi scopriamo che non possiamo tirarci indietro, qualcuno si fida di noi e noi non possiamo deluderlo.
136Tu m’hai con desiderio il cor disposto
sì al venir con le parole tue,
ch’ì son tornato nel primo proposto.
139Or va, ch’un sol volere è d’ambedue:
tu duca, tu segnore, e tu maestro”
cosi li dissi, e poi che mosso fue,
142entrai per lo cammino alto e silvestro.
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