Divina commedia
Libri
I Sogni
Vedi anche
Italiano
Latino
Inglese
Greco
Vedi anche
Filosofia
Storia
Informatica
| Excel |
| Video guide Joomla |
| Download |
| Creare siti con Joomla |
Utenti online
NoParafrasi
- Sabato 08 Novembre 2008
- Sezione:
- Categoria: Canto II
Parafrasi canto secondo inferno
La luce del giorno se ne andava,
e l’imbrunire toglieva agli esseri viventi
della terra dalle loro fatiche,
soltanto io mi preparavo a sostenere
il travaglio del viaggio e dell’angoscia,
che la memoria fedele saprà ricordarli.
O Muse, o alto ingegno, aiutatemi,
o mente che scrivesti ciò che io vidi,
qui si dimostrerà il tuo valore.
Io dissi :”Poeta che mi guidi,
valuta se la mia virtù è sufficiente,
prima di affidarmi
questo così alto compito.
Tu scrivi che il padre di Silvio, Enea,
ancora in vita, si recò nel mondo immortale
col suo corpo sensibile.
Ma c’era un motivo:
Dio nemico di ogni male
fu benevolo verso di lui,
pensando al grandioso effetto
che lui avrebbe prodotto, e un tale gesto
non pare certo disdicevole
a qualsiasi uomo assennato,
visto che fu predestinato nel cielo
a essere padre della nobile Roma
e del suo impero,
e quella città e quell’impero, in verità,
diventeranno il luogo santo
dove siede il successore del grande Pietro.
Grazie a quel viaggio che tu celebri,
ascoltò cose che diventarono
la ragione della sua vittoria
e quindi del pontificato.
Ci andò Paolo, il vaso di elezione,
per rafforzare quella fede
che è principio e via di salvezza,
Ma io, perché dovrei andarci ?
E chi lo concede ?
Io non sono Enea, né Paolo,
né io né altri mi ritengono degno di ciò.
Quindi, se mi lascio convincere a venire,
temo che sia un gesto folle.
O saggio, tu sai capirmi
Anche se non riesco a spiegarmi.”
E come colui che cambia idea
E matura propositi diversi
Fino a negare il punto
Da cui aveva cominciato,
così mi feci io su quel versante oscuro,
perché, ripensandoci, rifiutai l’impresa
che all’inizio avevo accolto istintivamente
“Se ti ho ben capito”
Rispose l’anima di quel grande uomo,
“il tuo animo è indebolito dalla viltà.
Che molte volte soffoca l’uomo
Al punto da distoglierlo
Da un impresa onorevole,
come un animale
impaurito da una allucinazione.
Affinché tu ti liberi da questa paura,
ti dirò perché sono venuto
e ciò che ho sentito la prima volta
che mi sono addolorato per te.
Io ero tra coloro che sono sospesi nel Limbo,
e mi chiamò una donna tanto beata e bella,
che io le chiesi di mettermi al suo servizio.
I suoi occhi rilucevano più di una stella;
e cominciò a parlarmi soavemente
con la sua voce angelica.
“O anima cortese mantovana
Di cui ancora perdura nel mondo la fama,
e a lungo quanto il mondo durerà.
L’amico mio, e non amico della fortuna,
è tanto in difficoltà
nel procedere sul versante deserto
che si è ritirato per paura,
e temo che si sia già smarrito,
temo di essere corsa in suo aiuto troppo tardi,
a sentire ciò che si dice di lui in cielo.
Muoviti quindi, e con il tuo dire accorto
E con le tue capacità aiutalo a salvarsi
Così da darmi consolazione.
Io, che ti faccio andare, sono Beatrice,
vengo dal cielo dove voglio tornare;
fu l’amore a muovermi,
e a farmi parlare.
Quando sarò davanti al mio signore,
spesso ti loderò davanti a lui”.
Allora tacqui, e io dissi:
“O donna ricca di virtù, per le quali
La specie umana supera tutte le creature
Che vivono nel cielo più piccolo,
il tuo comando mi è tanto gradito
che mi sembra di essere già in ritardo
nell’ubbidirti;
non devi far altro che esprimere
ciò che desideri.
Ma dimmi perché non temi
Di scendere quaggiù nel centro della terra
Dal vasto luogo dove desideri tornare”.
“Visto che lo desideri,
ti spiegherò brevemente” mi rispose
“perché non ho paura di venire qui.
Si devono temere solo le cose
Che possono fare male;
delle altre non si deve avere paura.
Io sono stata resa dalla volontà di Dio
Tale da non potere essere toccata
Dalla vostra misera condizione,
e la fiamma di questo inferno
non mi può assalire.
Nel cielo vi è una donna gentile che si duole
Di quella situazione pericolosa
Alla quale ti sto inviando,
al punto da intercedere
presso la volontà divina.
Costei si chiamò Santa Lucia
E le disse: - Ora Dante, il tuo fedele,
ha bisogno di te, e ai te lo raccomando -.
Lucia, nemica di tutte le malvagità,
si mosse, e venne nel luogo dove mi trovavo,
seduta presso l’antica Rachele.
E disse :- Beatrice,
che sei la vera gloria di Dio,
perché non vai a soccorrere
colui che ti amò tanto,
e che grazie a ciò si distinse
dalla gente volgare ?
Non senti l’angoscia del suo pianto,
non vedi la morte eterna
che sta combattendo
come un fiume
che il mare non riesce a vincere ?
Al mondo non ci furono mai persone
Così pronte a conseguire il loro interesse
E a fuggire il loro danno,
come io, al sentire quelle parole,
venni quaggiù dal mio trono di beata,
fidandomi della tua saggia eloquenza,
che onora te e coloro che ti hanno udito.”
Dopo che ebbi detto ciò,
mi rivolse i suoi occhi piangenti,
e ciò mi ha spinto a venire
con ancora maggiore urgenza.
Sono venuto da te come lei ha voluto,
ti ho levato da quella fiera
che ti aveva impedito la salita
verso il bel colle.
E quindi che hai ? perché, perché indugi ,
perché alimenti tanta viltà nel tuo cuore,
perché non acquisti coraggio,
visto che quelle tre donne benedette
hanno cura di te nell’alto dei cieli
e io stesso ti prometto
una sorte così benigna ?”.
Come i fiori che il gelo notturno
Ha chinato e chiuso,
una volta che il sole è sorto
si drizzano tutti e si aprono sui loro steli,
così feci io superando la mia esitazione,
e tanto buono udire mi giunse al cuore,
che io dissi
come una persona rinfrancata:
“Oh misericordiosa colei che mi ha soccorso !
E tu spirito nobile che subito ubbidisti
Alle parole veritiere che ti rivolse !
Tu mi hai disposto l’animo
Al venire con le tue parole, al punto
Che io sono ritornato
Al mio proposito iniziale.
Ora procedi,
perché ambedue abbiamo una sola volontà:
tu darai guida, signore e maestro”.
Così gli dissi, e dopo che si mosse,
mi incamminai
nel sentiero difficile e impervio.
| Tre donne intervengono in aiuto di Dante (versi 76-142) → |
|---|



