Dante è disperato. Le tre bestie gli sbarrano la strada. L’ultima in particolare, la magra lupa lo spaventa molto. Ecco all’improvviso che appare un ombra, una figura sbiadita. E’ Virgilio, il sommo poeta latino che Dante conosce a memoria e che ama moltissimo. Virgilio si pone alla guida di Dante, lo conforta e gli indica che da questo momento non dovrà temere nulla. Lui gli sarà accanto.

Tre bestie sbarrano la via a Dante. L’ultima in particolare è veramente odiosa: la lupa. Lo stato d’animo del poeta è confuso, spaventato, avvilito. Egli si paragona ad un giocatore o ad un uomo avaro che dopo aver accumulato tanto denaro, improvvisamente lo perde. E’ angosciato il povero Dante. E’ questa un’ulteriore prova della grandezza del poeta, egli poteva  affrontare le belve e sconfiggerle, poteva escogitare un espediente qualsiasi per trovare una via d’uscita in questa intricata situazione, ma si arrende, umanamente, come un uomo normale, non particolarmente coraggioso, si arrende, non se la sente di affrontare le tre bestie che gli sbarrano il passo. Un’ombra, un uomo non ben identificato gli appare all’improvviso. E’ una figura spettrale. Subito Dante si rende conto che quell’uomo è un’ombra “chi per lungo silenzio parea fioco”, una persona che non parla da chi sa quanto tempo, uno spirito. Il corpo di quest’uomo “parea fioco” è quindi una figura sbiadita, debole, evanescente, come possono essere le immagini di persone defunte.  La paura di Dante aumenta “Miserere di me”, si appella alla pietà di quell’uomo che ancora non si è presentato e non si è identificato per cui Dante non sa in realtà se un vivo o l’anima di quale defunto.

 

55E qual è quei che volentieri acquista,

e giugne ‘l tempo che perder lo face,

che ‘n tutt’i suoi pensier piange e s’attrista;

 

58tal mi fece la bestia sanza pace,

che, venendomi incontro, a poco a poco

mi ripigneva là dove ‘l sol tace

 

61Mentre ch’ì rovinava in basso loco,

dinanzi a li occhi mi si fu offerto

chi per lungo silenzio parea fioco.

 

 

64Quando vidi costui nel gran diserto,

“Miserere di me”, gridai a lui,

“qual che tu sii, od ombra od omo certo!”.

Appare sulla scena Virgilio, colui che condurrà Dante lungo il viaggio attraverso l’Inferno e per gran parte del Purgatorio. Virgilio simboleggia la ragione, la guida che deve condurre il genere umano verso le giuste e sagge scelte. Perché Dante sceglie Virgilio come guida? Perché tra i tanti che il poeta conosce e stima, pone il poeta mantovano come sua guida verso la via della redenzione? Le risposte potrebbero essere molteplici, ma sopratutto una è fondamentale ed anche banale. Dante ammira in modo illimitato Virgilio. Lo stima, lo ritiene il massimo dei poeti . A questo motivo si deve aggiungere il fatto che Virgilio nell’Eneide compie un viaggio all’inferno e quindi già conosce la strada che deve percorre.

Dante vede quest’ombra che dapprima tace, e poi si rivela dicendo: “Io non sono più un uomo,( infatti egli è uno spirito), io fui un uomo. I miei genitori erano lombardi, precisamente mantovani, (per la precisione Virgilio nasce ad Andes località identificata con l’odierno borgo di Pietole, vicino Mantova). Nacqui al tempo di Giulio Cesare ( Virgilio nacque nel 70 a.C., quando Cesare aveva solo trent’anni ed era ancora lontano dal potere.) e vissi sotto il valente Augusto, al tempo degli dei falsi e bugiardi (Virgilio morì nell’anno 19 prima della nascita di Cristo). Scrissi di Enea, e della sua fuggita da Troia, dopo che la superba città fu distrutta dalle fiamme. Ma tu perché mi costringi a parlare di cose noiose e ormai passate, ma soprattutto, perché eviti di salire il colle che ti condurrà verso la felicità?”

Virgilio si è dunque presentato, ha esposto le sue generalità. Nato a Mantova, morto a Brindisi. La sua più grande sfortuna fu quella di morire prima che Cristo scendesse sulla terra a redimere il genere umano, di conseguenza egli è un pagano, non ha potuto conoscere la religione cattolica.  In due tocchi magistrali Dante già lo connota. Vissuto sotto Augusto, ma soprattutto autore dell’Eneide, l’opera che Dante ama e conosce alla perfezione. Virgilio ha già condotto Enea negli inferi e ne uscito vivo e vegeto, ecco che per Dante il fatto di essere condotto da lui rappresenta già di per sé una garanzia sulla buona riuscita della missione. Ricapitolando la situazione è la seguente: Dante è terrorizzato dall’apparizione delle tre fiere che gli bloccano il passaggio, un fantasma (perché di questo si tratta) gli è apparso sulla strada, dietro c’è la selva che non consente facilmente ritornare indietro. Il nostro povero poeta si trova in una situazione senza via d’uscita. Fortunatamente lo spirito che gli è apparso , è giunto lì per toglierlo dai guai.

67Rispuosemi :”Non omo, omo già fui;

e li parenti miei furon lombardi,

mantovani per patria ambedue.

 

70Nacqui Sub Julio, ancor che fosse tardi,

e vissi a Roma sotto ‘l buono Augusto

al tempo de li dei falsi e bugiardi.

 

73Poeta fui, e cantai di quel giusto

figliuol d’Anchise che venne da Troia,

poi che il superbo Iliòn fu combusto.

 

76Ma tu perché ritorni a tanta noia?

Perché non sali il dilettoso monte

Ch’è principio e cagion di tutta gioia?”.

 

Dopo che Virgilio si è presentato, Dante riprende coraggio.  Dante era ben conscio, mentre scrive il canto della sua validità di poeta, e solo di fronte a uno come Virgilio può professare umiltà, ed infatti le sue parole sono una “sviolinata”  nei confronti di Virgilio. “ Oh, “ esclama Dante “tu sei dunque quel Virgilio da cui scaturisce un così largo fiume d’eloquenza” rispose abbassando la testa per la vergogna e aggiunge :” Onore e luce magistrale di tutti gli altri poeti che si possano giovare presso di te. Il continuo impegno e il grande amore con cui ho studiato le tue opere ! tu sei il mio maestro e per me la massima autorità, tu sei il solo dal quale ho appreso lo stile alto che mi ha reso degno della gloria poetica. Vedi dunque la bestia che mi ha fatto retrocedere, oh famoso maestro di sapienza, dammi il tuo aiuto contro di lei che mi fa tremare in ogni arteria”.

 

79“ Or sé tu quel Virgilio e quella fonte

che spandi di parlar si largo fiume?”

rispuos’io lui con vergognosa fronte.

 

82“ O degli altri poeti onore e lume,

vagliami il lungo studio e ‘l grande amore

che m’ha fatto cercar il tuo volume.

 

85Tu sé lo mio maestro e ‘l mio autore;

tu sé solo colui da cù io tolsi

lo bello stile che m’ha fatto onore

 

88Vedi la bestia per cù io mi volsi;

aiutami da lei; famoso saggio,

ch’ella mi fa tremar le vene e i polsi”.

Virgilio lascia intendere chiaramente che è giunto in soccorso di Dante, ed infatti il primo consiglio che da a Dante è quello di abbandonare la strada intrapresa e di percorrere un’altra via. “La lupa”, sostiene Virgilio “è un animale estremamente pericoloso che non permette a nessuno di passare per la sua strada, ma anzi lo ostacola per ucciderlo, ed ha una natura così selvaggia ed iniqua, da non riuscire a saziare mai la propria avidità, dopo aver mangiato ha ancora più fame di prima.”

91“ A te convien tenere altro viaggio”,

rispose poi che lagrimar mi vide,

“Se vuò campar d’esto loco selvaggio;

 

94chè questa bestia, per la qual tu gride,

non lascia altrui passar per la sua via,

ma tanto lo ‘mpedisce che l’uccide;

 

97e ha natura si malvagia e ria,

che mai non empie la bramosa voglia,

e dopo il pasto ha più fame che pria.