Appena inizia la salita del colle Dante incontra una fiera, una lonza, in seguito incontrerà un leone ed una lupa. Nel descrivere queste bestie, Dante è sicuramente influenzato dalla lettura di alcuni testi. Per esempio l'abate Giocchino da Fiore, narra di un religioso, "rapito in ispirito, e impedito in una selva da linci, leoni e serpenti". Nelle tre tentazioni di Cristo nel deserto trovano efficace riscontro le tre fiere e il loro significato morale.Anche Aristotele vede nella lonza la malizia, nel leone la matta bestialità, nella lupa l'incontinenza . La prima delle tre bestie che si fanno di fronte a Dante è la Lonza. Quest'animale è un grosso felino simile al ghepardo o alla pantera. Ai tempi di Dante probabilmente era identificata con la lince. L'animale è il simbolo della lussuria, il mantello è screziato, i movimenti sono leggeri quasi di danza e il modo non aggressivo di fermare il poeta sono una leggera seduzione. In araldica questo tipo di animale viene inserito all'interno del simbolo di San Giorgio, presumibilmente perchè il santo guerriero, in antichità, voleva combattere la lussuria molto presente all'interno di certe corti. Su un antico documento viene citato che una lonza veniva tenuta in una gabbia nel Comune di Firenze, forse da qui l'idea di Dante di rappresentare allegoricamente la sua città con questo animale. In realtà il serraglio di leoni che Firenze teneva dietro Palazzo Vecchio, in quella che oggi appunto si chiama via dei Leoni, è ben documentato, e non si vede perchè egli non avrebbe usato il leone stesso, che incontrerà poco dopo, per indicare la sua città. Comunque sia. questo animale, dal pelo maculato, si para dinanzi al poeta e gli impedisce di salire il colle, al punto che Dante decide di tornare indietro.
31Ed ecco, quasi al cominciar de l'erta,
una lonza leggiera e presta molto,
che di pel maculato era coverta;
34e non mi si partia dinanzi al volto,
anzi impediva tanto il mio cammino,
ch'io fui per ritornar più volte volto.
La vista dell'animale impaurisce il poeta, poi però si rinfranca poichè è la prima ora del mattino, e il sole sorge all'orizzonte in compagnia della costellazione dell'Ariete, proprio quando Dio iniziò la creazione del mondo e diede il primo movimento agli astri. L'ora del mattino e la dolce stagione primaverile danno coraggio a Dante al punto che non teme più la lonza, quando improvvisamente appare un leone.
37Temp'era dal principio del mattino,
e 'l sol montava 'n sù con quelle stelle
ch'eran con lui quando l'amor divino
40mosse di prima quelle cose belle;
si ch'a bene sperar m'era cagione
di quella fera a la gaetta pelle
43l'ora del tempo e la dolce stagione;
ma non sì che paura non mi desse
la vista che m'apparve d'un leone:
Ma andiamo per ordine e vediamo come Dante se ne esce da questa situazione che apparentemente non presenta nessuna via di uscita.
46questi parea che contro me venesse
con la testa alta e con rabbiosa fame,
si che paura che l'aere ne temesse;
49e d'una lupa, che di tutte brame
sembiava carca ne la sua magrezza,
e molte genti fè già viver grame,
52questa mi porse tanto di gravezza
con la paura ch'uscia di sua vista,
ch'io perdei la speranza de l'altezza