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NoIl Veltro tra feltro e feltro (100-136)
- Giovedì 23 Ottobre 2008
- Sezione:
- Categoria: Canto I
{mosgoogle}I versi che seguono sono tra i più enigmatici di tutto il poema. Molti autori hanno cercato di interpretare le parole di Dante in quella che si annuncia come una vera e propria profezia sul futuro del mondo e dell’Italia in particolare. Dante parla di un qualcosa che dovrà avvenire non specificando né cosa né quando avverrà, da qui le molteplici interpretazioni che sono state fatte a questi versi della Divina Commedia. Le parole chiavi dei versi che seguono sono due: Veltro e Feltro. Sul vocabolario della lingua italiana la parola Veltro si riferisce ad una cane agile, bello e veloce, usato nella caccia per inseguire la selvaggina, la parola Feltro si riferisce ad una stoffa di pelo o di lana, ottenuta comprimendo le fibre dopo averle imbevute di liquido adesivo. Mentre sul termine Veltro non si nutrono dubbi, sulla parola Feltro l’interpretazione non è univoca.
Partiamo comunque dal discorso sulla lupa. Dante, come detto, la identifica con la cupidigia, con l’avidità, con l’avarizia. Il riferimento a questo peccato capitale è rivolto soprattutto alla Chiesa cattolica, che di tutto si occupa meno che della salvezza delle anime. I papi, impegnati alla conquista del bene temporale, hanno abbandonato la loro primitiva missione che è quella di soccorrere le anime ed alleviare le sofferenze spirituali delle persone. Ecco dunque che la chiesa viene identificata con questa magra e cattiva lupa. Ma chi è il Veltro? Chi è colui che giungerà a salvare il mondo dalla corruzione e dai vizi, che risolleverà la Chiesa dai suoi peccati e le ridarà la dignità perduta? E qui i vari studiosi di Dante si sono sbizzarriti tra le più fantasiose ipotesi: il Veltro è stato identificato con vari personaggi storici come papa Benedetto XI, Uguccione della Faggiola, Cangrande della Scala, l’imperatore Arrigo VII, con lo stesso Dante, successivamente invece non con Dante persona, ma con la sua opera, La Divina Commedia, qualcuno a paragonato il Veltro a Gesù Cristo, per non parlare poi delle assurde teorie del XX secolo che hanno sostenuto addirittura che Dante aveva previsto l’avvento dei grandi totalitarismi per cui il Veltro si sarebbe identificato con i dittatori come Hitler o Mussolini. Sono tutte ipotesi, la verità non è certa. Ma rimaniamo a quello che dice Dante e cerchiamo di analizzare le sue parole letteralmente: “La lupa si accoppia numerosi animali (forse intesi come altri vizi), sempre di più finchè il Veltro arriverà, e la ucciderà con dolore. Esso non avrà bisogno né di terra né di denaro (peltro, altro francesismo), ma di sapienza e virtù e la sua origine sarà umile (Feltro inteso come panno di poco pregio, anche se qualcuno ha sostenuto che Dante avesse voluto dare un’indicazione geografica, tra Feltre in Veneto e Montefeltro in Romagna, o addirittura di nobile origine ,considerando il feltro panno di pregio, che serviva per tappeti e cuscini),). Sarà la salvezza (salute) dell’Italia, per la quale morirono Camilla, Turno, Eurialo e Niso (tutti personaggi dell’Eneide). Il Veltro caccerà la lupa di città in città (villa, francesismo), finchè la ricaccerà nell’inferno, da dove l’invidia primordiale di Lucifero l’aveva fatta uscire”.
Come si vede i versi sono abbastanza contorti e Dante nulla ha fatto per rendere chiara la questione. Sicuramente c’è la condanna della Chiesa, della sua avidità e del suo abbandono alla vita apostolica. Al tempo di Dante (ma non solo al tempo di Dante) la chiesa di tutto si preoccupava meno che di portare la parole di Dio.
Fra le numerose ipotesi circa l'origine del veltro, quella più convincente è che esso non sia da identificare in una persona, ma piuttosto in un qualcosa che sconvolgerà il modo di pensare delle persone e farà ritornare la chiesa alla sua antica missione di pace. Ecco allora che l’idea che il Veltro possa essere la stessa opera di Dante prende consistenza. Il poema è scritto in volgare,quindi leggibile e comprensibile da tutti, narra del pellegrinare attraversi i tre regni dell’al di là, denuncia, facendo nomi e cognomi tutte le ingiustizie e le cattiverie dei vari imperatori e papi, insomma compie una azione moralizzatrice che ben si confà con quella che Dante indica come l’azione del Veltro che ricaccerà la lupa nell’inferno da cui è venuta. Tuttavia emerge anche il lato un po’ oscuro della Divina Commedia, quelle parole indecifrabile che a distanza di tanti anni ancora non hanno travato una soluzione definitiva.
100Molti sono li animali a cui s’ammoglia,
e più saranno ancor, infin che ‘l Veltro
verrà che la farà morir con doglia.
103Questi non ciberà terra né peltro,
ma sapienza amore e virtute,
e sua nazion sarà tra feltro e feltro
106Di quella umile Italia fia salute,
per cui morì la vergine Cammilla,
Eurialo e Turno e Niso di ferute.
106Questi la caccerà per ogni villa,
fin che l’avrà rimessa ne lo ‘nferno,
là onde invidia prima dipartilla.
“E’ necessario dunque che tu mi segua” aggiunge Virgilio “ io ti condurrò attraverso tutto l’inferno, luogo di pena eterna, nel quale potrai udire le urla disperate dei dannati e vedere quegli spiriti che soffrono da tempi assai remoti, e che invocano la dannazione eterna del Giudizio Universale, vedrai poi le anime che invece sono sostenute dalla speranza certa di arrivare, non importa in quanto tempo, tra i beati del Paradiso”. In conclusione Virgilio dopo aver spiegato a Dante che un giorno arriverà il Veltro che metterà fine a tutta la cupidigia umana, è necessario che ora lui si inoltri in questo viaggio nell’oltretomba. Deve conoscere le sofferenze dei peccatori, perché dovrà poi raccontarle al mondo, deve sapere come si purgano i peccati ed infine deve conoscere il premio che spetta a coloro i quali vanno in Paradiso. Virgilio deve essere la guida, poiché egli è la ragione umana e poiché come detto egli è già stato nell’oltretomba.
112Ond’io per lo tuo mè penso e discerno
che tu mi segui, e io sarò tua guida,
e trarrotti di qui per luogo etterno;
quando giungerai all’inferno udrai le disperate urla di tutti i peccatori, anche quelli più antichi, perché nessuno sfugge alla giustizia divina, vedrai le anime del purgatorio che pur ardendo nelle fiamme del fuoco, sono contente perché sanno che la loro pena è transitoria e che una volta purgato il loro peccato saranno accolte nel Paradiso.
113ov’udirai le disperate strida,
vedrai li antichi spiriti dolenti,
che la seconda morte ciascun grida;
118e vedrai color che son contenti
nel foco, perché speran di venire
quando che sia a le beati genti.
Virgilio mette in chiaro la sua posizione dicendo che il suo viaggio non potrà andare al di là del Purgatorio, poiché è un pagano e come tale non può entrare in Paradiso. Dio, colui che dirige e governa tutto non può consentire che un pagano possa ascendere nel suo regno. Al suo posto subentrerà una donna, Beatrice, colei che Dante ha tanto amato, e che solo grazie a lei , Dante potrà salire in Paradiso.
121A le qua poi se tu vorrai salire,
anima fia a ciò più di me degna;
con lei ti lascerò nel mio partire;
124chè quello imperador che là su regna,
perch’io fù ribellante a la sua legge,
non vuol che ‘n sua città per me si vegna.
127In tutte parti impera e quivi regge;
quivi è la sua città e l’alto seggio:
oh felice colui cù ivi elegge !”
Dante si è convinto. Ha superato la paura ( il fatto che Virgilio gli abbia nominato Beatrice, ha sicuramente giocato un ruolo decisivo nel dargli coraggio). Dante quindi rivolgendosi a Virgilio dice: “Ti prego, allora, in amore di quel Dio che non hai conosciuto, affinché io possa sfuggire alla servitù del peccato, e, ancor più alla dannazione che ne consegue, di condurmi nei regni dell’oltretomba che hai ora ricordati; cosicché io possa vedere la porta del Paradiso e i dannati, che tu descrivi così infelici”. Allora il poeta s’incamminò, e Dante lo seguì.
130E io a lui: “Poeta, io ti richeggio
per quello Dio che tu non conoscesti,
acciò ch’io fugga questo male e peggio,
133che tu mi meni là dov’or dicesti,
si ch’io veggia la porta di San Pietro
e color cui tu fai cotanto mesti”.
136Allor si mosse, e io li tenni dietro.
Si chiude in questo modo il primo canto, prologo all’inizio del viaggio vero e proprio che Dante dovrà portare a termine. Virgilio è stato chiaro con Dante, lo ha messo in guardia delle difficoltà che incontrerà, gli ha detto che si deve fidare di lui, ma soprattutto gli ha affidato una missione di immensa importanza. Raccontare al mondo che esiste un al di là, che non è un’invenzione della chiesa e dei preti, che se anche questi hanno tradito il loro mandato originario, ossia l’umiltà e la predicazione del vangelo, l’altro mondo c’è, esiste! non è un’invenzione e le regole che consentono di entrare nel paradiso sono quelle che Cristo ha lasciato scritto sui vangeli, pertanto gli uomini malvagi, i superbi, i lussuriosi , gli avari e tutti quelli che peccano contro le leggi di Dio, saranno puniti severamente.
Dante si assume un compito immane, nessun essere umano fino ad allora aveva osato tanto. Andare nell’oltretomba, ritornare e raccontare tutto quello che ha visto. Le motivazioni che spingono Dante a questo compito le abbiamo esaminato, egli è un uomo in crisi, che decide compiere questo viaggio per redimersi e per spiegare al genere umano che bisogna rispettare le regole di Dio. Certamente accanto a questi motivi ve ne sono altri, tra cui incontrare Virgilio, di porgli domande e far finta di ottenere le risposte direttamente da lui, ma , e con questo non c’è intenzione di sminuire Dante, il motivo supremo è Beatrice. L’idea di far rivivere la sua amata, di potergli parlare, di poterla toccare, manda Dante in estasi. (a tal proposito comunque è indispensabile leggere l’approfondimento su “Dante e Beatrice”).Lui vive la situazione come reale e quando parla con Beatrice e come se la rivedesse viva. Quale molla può esserci più convincente di questa per iniziare il viaggio !. Tutto il cammino con Virgilio lungo l’Inferno e lungo il Purgatorio è una dolce attesa del poeta di rivedere la sua amata, spesso Virgilio gli ricorderà che al termine del suo pellegrinaggio, quando dovrà cogliere i frutti del suo sacrificio incontrerà colei che Dante ama al di sopra di ogni cosa.
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