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Canto I
( 5 articoli )
Il primo canto è il prologo al poema. Deve essere considerato introduttivo e di conseguenza presenta caratteristiche diverse rispetto agli altri canti. Infatti Dante compone l’Inferno di 34 canti, a differenza delle altre due cantiche che sono composte da 33 canti, proprio per dare spazio a questo primo canto introduttivo. Il primo canto è fondamentale per comprendere lo spirito che caratterizza tutta la Divina Commedia. In esso Dante spiega le ragioni del suo viaggio e le motivazioni profonde che lo inducono a percorrere le strade dell’al di là.
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Canto II
( 4 articoli )
Nel II canto traspare “Dante-uomo”, con tutte le sue debolezze e tutte le sue paure. Dovere affrontare un viaggio che lo condurrà negli inferi, terrorizza il poeta fiorentino.. Neanche la presenza di Virgilio riesce a tranquillizzarlo. Del resto Virgilio stesso è uno spirito, non può conoscere la paura degli uomini. Virgilio però comprende il terrore di Dante e cerca di consolarlo raccontandogli di come si sono svolti i fatti. Tre donne illuminate, si sono mosse per salvare il poeta dalla dannazione eterna. La Vergine Maria, Santa Lucia e Beatrice, che si è fatta portatrice delle raccomandazioni che gli sono giunte dall’Empireo. Dante non può non affrontare l’arduo cammino che lo attende, l’aiuto di quelle tre Grazie lo proteggeranno da ogni pericolo.
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Canto XI
( 7 articoli )
In questo canto Virgilio spiega l'organizzazione strutturale dell'inferno e quindi prepara Dante a quello che l'attenderà dopo che avrà disceso la ripa dove i due poeti sono giunti. La lunga e complessa spiegazione metterà in luce che i dannati sono puniti in base alla gravità del loro peccato. Quelli posti fuori le mura della città di Dite hanno una pena minore rispetto a quelli che invece sono puniti nella città di Dite. Quest'ultimi sono posti in gironi che progressivamente si riducono d'ampiezza poichè la vorigine infernale è come un cono rovesciato al cui fondo domina lucifero. Ogni girone è poi suddiviso ulteriormente in cerchi dove sono puniti i dannati in base alla specificità della loro colpa.
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Canto III
( 5 articoli )
Il III canto dell’inferno è vibrante, intenso ed emozionante. Vi sono situazioni e personaggi che fanno parte ormai della “memoria collettiva”. L’antinferno con le sofferenze degli ignavi, aprono la scena. Dante nella moltitudine delle anime riconosce una persona, egli lo definisce “L’uomo del gran rifiuto”, costui è papa Celestino V che abdicando al seggio papale favorì l’ascesa al pontificato di Bonifacio VIII, nemico di Dante. Poi si passa sulle rive del fiume Acheronte dove una folla enorme di dannati attende l’arrivo del terribile demone Caronte, che con i suoi occhi di brace terrorizza le anime che lo attendono. Un Dante spaurito, emozionato e trepidante, ci conduce per mano verso gli anfratti più reconditi del peccato e delle malvagità umane.
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Canto IV
( 12 articoli )
Il IV Canto dell’inferno è uno dei più complessi e per certi versi anomali della Divina Commedia. Pur trovandoci all’Inferno, si entra in un luogo dove non si soffrono pene corporali. Questo luogo è il Limbo, posto destinato alle anime dei bambini morti senza il battesimo e alle anime di uomini pii e saggi, morti prima dell’avvento di Cristo sulla terra, quindi con il marchio del peccato originale. Il Limbo è una “grande trovata” di Dante, il quale in questo modo riesce a salvare anime che essendo morte prima dell’avvento del Cristianesimo, avrebbero dovute essere condannate tra le sofferenze dell’inferno. Il Limbo è un luogo triste, cupo, dove si odono sospiri e tenui lamenti. Nessuno soffre penitenze corporali, ma l’assenza di Dio rende questi uomini tristi ed infelici. Anche le anime dei grandi patriarchi del Vecchio Testamento all’inizio furono accolte nel Limbo, poi la discesa di Cristo agli inferi le ha portato via e condotte nel Paradiso. Virgilio, guida e maestro di Dante, è anch’egli in questo luogo. I personaggi che Dante vede nel Limbo sono: Omero, Orazio, Ovidio, Lucano, Elettra, Ettore, Enea, Cesare, Cammilla ,Pantasilea, Latino, Lavinia, Bruto, Lucrezia, Iulia, Marzia, Saladino,Socrate, Platone, Democrito, Anassagora, Talete, Empedecle, Eraclito, Zenone, Diascoride,Orfeo, Tulo, lino, Seneca, Euclide, Tolomeo, Ippocrate, Avicenna, Galieno, Averrois.
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Canto V
( 7 articoli )
Il V Canto è il canto di Paolo e Francesca. La tragica storia dei due amanti, condannati nel girone dei lussuriosi. Dante entra in questo girone, dove ode urla e pianti. E’ il girone dei lussuriosi. Travolti da un vortice di tempesta essi vivono, per la legge del contrappasso, in una violenta tormenta, così come violenta è stata in vita la loro passione amorosa. Da questa miriade di anime, emergono due giovani, Paolo e Francesca. Invitata da Dante a raccontare le sue vicende, la giovane confessa al poeta, il peccaminoso rapporto con Paolo. Questi versi, sono considerati fra i più belli ed emozionanti di tutta la Divina Commedia.
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Canto VI
( 5 articoli )
Dante arriva nel girone del golosi. E' terribile la punizione che tocca a coloro che in vita si macchiarono di questo peccato. Un orribile mostro a tre teste, Cerbero, tormenta i dannati, azzannandoli e strappando con i morsi le loro carni. Una pioggia ghiacciata e putrida, scende perenne sull'anime che schiacciate sul terreno lurido e fangoso vengono umiliate perdendo ogni dignità. Ciaccio è il dannato con cui Dante parla. Egli è il prototipo dei golosi. Il suo vizio lo ha condannato in questo girone. Egli profetizza il futuro di Firenze e prevede il triste destino del poeta, condannato all'esilio.
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Canto VII
( 5 articoli )
Il VII canto è dedicato agli avari ed ai prodighi che si macchiarono in vita di peccati opposti. I primi attaccati in modo morboso ai beni terreni, i secondi scialacquatori e privi di ogni parsimonia. Il demone Pluto, con le sue oscure e minacciose parole (“Pape Sàtan, pape Sàtan aleppe!”)è il custode di questo cerchio infernale. Gli avari ed i prodighi sono condannati a far rotolare dei massi enormi e cozzando gli uni contro gli altri si scambiano ingiurie rimproverandosi vicendevolmente i loro peccati. Avanzando lungo il cerchio infernale, Dante chiede a Virgilio perchè la Fortuna è distribuita in maniera non equa sulla terra. Virgilio spiega al poeta fiorentino che la Fortuna che gli uomini tanto criticano, è un’intelligenza divina, e come tale va accettata e rispettata. Dante e Virgilio giungono alle rive di una fiume, lo Stige, con la sua acqua nera e melmosa. Calati in queste luride acque, le anime degli iracondi si azzuffano tra di loro, perpetuando anche nell’oltretomba la loro ira e il loro rancore. Immersi nel più profondo delle acque, vi sono un gruppo di peccatori difficile da definire, probabilmente Dante li identifica con quegli iracondi che non manifestarono la loro ira in modo eclatante, ma covarono rancore e odio verso il prossimo. Rimpiangendo la vita passata, queste anime, immerse nelle acque dello Stige, non riescono a parlare, e nel tentativo di esprimersi determinano un gorgoglio delle acque a testimonianza della loro tremenda pena.
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Canto VIII
( 4 articoli )
Lo buon maestro disse: "Ormai, figliuolo, s'appressa la città c'ha nome Dite, coi gravi cittadini, col grande stuolo". Con queste solenne parole, Virgilio annuncia a Dante l'arrivo nell'infernale città di Dite. Il demone Flegias, suo malgrado, ha traghettato i due poeti lungo le melmose acque dello Stige, dove sono immersi tutti coloro che in vita vissero con violenza ed arroganza. Tra queste anime Dante colloca un suo acerrimo nemico: Filippo Argenti, che in vita fu molto ostile al poeta fiorentino. Un Dante vendicativo, a tratti cattivo, non si era ancora visto nella Divina Commedia. Dante non solo colloca Filippo Argenti nel fiume degli irosi, ma lo umilia, facendolo azzuffare ed azzannare dai tutti gli irosi che convivono nello Stige. Per il suo comportamento Dante riceve i complimeti da Virgilio, che non solo lo giustifica, ma lo ammira, poichè ritiene più che giusto che un animo nobile e mite come Dante sappia adirarsi quanto occorre. Il canto si conclude con il rifiuto dei diavoli nel fare entrare i poeti nella città di Dite, e con la speranzosa attesa di Virgilio, che sa che per superare questa terribile prova occorre un aiuto divino.
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Canto IX
( 4 articoli )
Il IX canto è quello della rivincita dei due poeti. Bloccati dai demoni alle porte della città di Dite, Dante trema al pensiero che Virgilio lo abbandoni al suo destino. Le trattative di Virgilio con i demoni sono fallite, essi non vogliono che i poeti varcano le soglie della città del dolore. Virgilio sa però che la sua missione è guidata dall'alto, che presto dal cielo giungerà un aiuto che abbatterà i demoni. L'orrore di Dante aumenta quando dalla cima di una torre appaiono le terribili e mostruose Furie che si oppongono anch'essi al cammino dei poeti. Giunge anche la terrificante Medusa che con il suo sguardo minaccia di pietrificare Dante. Virgilio lo protegge con le sue mani, che poste dinnanzi agli occhi di Dante, impedisce che il poeta possa incrociare lo sguardo di Medusa. Quando tutto sembra perduto, dalle acque dello Stige giunge un rumore terrificante. E' il messo celeste che come il fulmine arriva per salvare i poeti. Minaccia e sgrida l'ardire dei demoni a cui ricorda la potenza del signore e la loro stupidità ad opporsi all'avanzata di chi è inviato da Dio. Con la sua verga magica apre le porte della città di Dite, e poi così come all'improvviso era apparso, con altrettanta velocità ritorna nel regno dei cieli. I due poeti oltrepassano la porta ed entrano in un cimitero sterminato e pieno di avelli infuocati, da dove giungono lamenti ed urla. Sono anime di dannati che in vita si macchiarono del peccato dell'eresia. Essi soffrono atroci dolori nelle loro tombe infuocate.
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Canto X
( 6 articoli )
Il X è il canto di Farinata degli Uberti e di Cavalcante Cavalcanti, padre di Guido, scrittore e poeta, amico di Dante. L'incontro con Farinata è vibrante, intenso, e sottolinea la grande personalità del ghibellino, il quale pur essendo stato in vita nemico di Dante e della fazione guelfa, si erige dignitoso e fiero dalla sua tomba, quasi a sfidare l'inferno e la triste sorte toccatagli. Dante tratta con rispetto il suo avversario. Avrebbe potuto umiliarlo, trattarlo alla stessa stregua di Filippo Argenti, ma non l'ho fa, riconoscendogli una grande dignità. Diverso è l'incontro tra Dante e Cavalcanti. Nell'appasionata richiesta di notizie su suo figlio, di Cavalcanti, emerge il lato umano, il dolore di un padre che non conoscendo il destino del figlio, chiede a Dante notizie e intuendo, dalle parole del poeta, che Guido possa essere morto, cade nel suo avello, afflitto dalla terribile notizia. I dannati di questo girone sono eretici epicurei, che per la legge del contrapasso non riescono a vedere il presente, ma come presbiti vedono lontano, leggono solo un futuro che tuttavia non possono cambiare. Tale facoltà divinatoria, verrà persa il giorno del Giudizio Universale, quando i loro avelli si chiuderanno definitivamente. Anche il grande Federico II di Svevia e il cardinale Ubaldini degli Ubaldini giacciono in questo girone.
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Canto XII
( 6 articoli )
I due poeti arrivano al cerchio dei violenti, di coloro che commissero violenza sia contro le persone che contro i loro averi. Il sangue che essi hanno versato in vita, viene a ricadere su di loro, poichè questi dannati, sono condannati a nuotare dentro un fiume le cui acque sono costituite da sangue bollente. In base al grado della colpa, il loro corpo che è immerso dentro al fiume in quantità maggiore o minore. Così i Tiranni, considerati da Dante tra i peggiori assassini, sono completamente immersi nel sangue bollente, mentre coloro che commisero omicidi meno efferati, emergono con il mento dal sangue che scorre nel fiume. Ai piedi del dirupo che i due poeti scendono, c'è il Minotauro, definito "l'infamia di Creta". L'orrido animale nato da un rapporto tra una donna e un toro. E' il simbolo dell'uomo-bestia, che incarna tutta la violenza di questi dannati. Lungo le sponde del Flegetonte, vi sono i mitici Centauri, creature metà equine e metà uomo. Essi scagliano le loro frecce contro quei dannati che tentano di fuoriuscire dalle acque del fiume. I tre Centauri con cui Dante viene in contatto sono Chirone, Nesso e Folo. I Centauri collaborano con i poeti e Nesso conduce in groppa Dante lungo le sponde del Flegetonte.Nesso mostra a Dante alcuni fra i dannati che sono immersi nel fiume, lo aiuta ad attraversare il Flegetonte, nel punto dove il sangue che vi scorre è minimo così che possa essere guadato senza eccessiva difficoltà.
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Canto XIII
( 4 articoli )
La selva dei sucidi è un orribile bosco, pieno di cespi arbusti ed alberi nel cui interno vivono le anime dei suicidi. Tutti coloro che si tolsero la vita, vengono puniti severamente in questa selva. La loro anima vive in arbusti o tronchi, e soffre come carne umana, poichè tormentata dai graffi e dai morsi delle orribili arpie, mostri che per metà donne e per metà uccelli, tormentano continuamente i dannati di questo girone.. I due poeti incontrano l'anima sofferente di Pier delle Vigne, il notaio nonchè uomo di fiducia di Federico II, il quale non sopportando le ingiuste accuse che gli venivano rivolte e che lo descrivevano come un traditore del sovrano, preferì togliersi la vita. Nonostante la pietà che Dante prova per l'anima del suicida, non c'è clemenza. Egli deve scontare l'atroce pena.D'improvviso cambia la scena, ed appaiono delle cagne orribili e fameliche che inseguono due dannati: sono le anime di Lapo senese e Giacomo da Sant'Andrea, due scialacquatori, che in vita dilapidarono il patrimonio e che per la legge del contrappasso vengono dilaniate nelle loro carni da cagne affamate. Infine Dante parla con l'anima di un suicida che vive in un cespuglio. L'anonimo dannato si lamenta delle sofferenze patite, ma ritiene giusto che chi si priva della vita accetti poi la sofferenza della vita ultraterrena.
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