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Il rapporto tra sonno e veglia

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Prima del libro di Freud sull’interpretazione dei sogni, le posizioni dei vari autori sulla questione dei rapporti tra sonno e veglia è stata abbastanza controversa. Infatti le tesi sostenute dai diversi autori sono antitetiche e non coincidono. Per esempio se citiamo la frase del fisiologo Burdach constatiamo che questo affermava i seguenti concetti: {mosgoogle}“Mai la vita del giorno si ripete con i suoi agi e le sue fatiche, le sue gioie e i suoi dolori: il sogno tende piuttosto a liberarcene. Anche quando tutta la nostra anime è concentrata su di un oggetto, quando un profondo dolore ci lacera intimamente o un compito assorbe tutta la nostra energia spirituale, il sogno ci offre qualcosa di totalmente estraneo o prende dalla realtà solo singoli elementi per combinarli a suo modo, oppure si accorda soltanto con il tono del nostro umore e riproduce la realtà in maniera simbolica.”

Stessa posizione assumono Fichte e Strumpell, i quali nei loro lavori appoggiano la tesi di Burdach rimarcando il fatto che il sogno ci allontana dalla realtà, non appartiene alla vita di tutti i g iorni e un distacco da essa.

Per contro abbiamo l’opinione di diversi filosofi e studiosi della problematica che esprimono un parere diametralmente opposto, fra tutti citiamo una frase del filosofo Maass il quale sostiene:” L’esperienza conferma che la nostra tesi che noi sogniamo più frequentemente le cose oggetto delle nostre più ardenti passioni. Da ciò si vede che le nostre passioni debbono necessariamente influire sulla formazione dei nostri sogni. L’ambizioso sogna allori conquistati o ancora da conquistare, mentre l’innamorato si occupa in sogno dell’oggetto delle sue dolci speranze…Tutte le cupidigie sensuali e gli odi assopiti in cuore, se risvegliati per un qualsiasi motivo, possono far si che dalle rappresentazioni a essi associati si formi un sogno o che queste rappresentazioni si inseriscano in un sogno già in corso”.

Il dibattito tra il sogno e la realtà è stato molto discusso anche nell’antichità, ma anche in questo caso le posizioni sono antitetiche. In sostanza a volte sembra che il sogno tragga spunto dalla realtà, altre volte invece sogniamo cose così lontane e distanti dal reale che il sogno ci appare totalmente slegato dalla realtà.

Hildebrandt sembra essere quello che maggiormente si avvicina ad una soluzione del problema, poiché per cosi dire sceglie una “via di mezzo”, sostenendo la tesi che è vero che a volte il sogno ci presenta un contenuto completamente assurdo, totalmente scisso dal mondo in cui viviamo, tuttavia esso elabora sempre qualcosa che ci ha colpiti sia a livello sensitivo,come il vedere o il sentire qualcosa, o semplicemente un pensiero che ci ha attraversato la mente. Possiamo per esempio sognare di vivere nell’antica Roma se la sera prima di andare a letto abbiamo letto un libro sulla vita di Giulio Cesare,oppure sognare una bella spiaggia caraibica se vediamo un panorama sul mare. Il cervello ha immagazzinato la lettura, poi la elaborata e successivamente durante il sonno ci proietta nell’antica Roma. Possiamo anche non ricordare coscientemente di aver letto un simile libro, per cui il fatto di sognare che viviamo nell’antica Roma sembra assurdo, ma tuttavia il sogno rimane collegato ad un fatto reale, al fatto cioè che avendo letto una storia riguardante l’antica Roma il pensiero è rimasto fisso nella mente ed il sogno nel momento più impensato ce lo ripropone sebbene in forma e contenuto diverso rispetto a quello che abbiamo letto.

Ultimo aggiornamento Sabato 21 Febbraio 2009 20:49

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