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Il Sogno per Aristotele

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Questi brevi cenni sull’interpretazione dei sogni secondo Aristotele non intendono analizzare la filosofia aristotelica, ma solo di esporre  brevemente il punto di vista del grande filosofo greco sui sogni.

{mosgoogle}Aristotele aveva ben compreso che il sogno è un qualcosa di molto complesso che svolge una parte “attiva” nella  vita dell’individuo. Sembra banale l’affermazione di Aristotele il quale nell’opera De somno et vigilia, sostiene la tesi che il sonno e la veglia sono due fenomeni opposti che convivono negli animali e considera il sonno come privazione della veglia. Per quando concerne il sogno conviene far parlare lo stesso Aristotele, il quale nel breve saggio Sui sogni dice:”Bisogna quindi esaminare come e in che modo si produce il sogno…l’immagine che ci appare prodotta durante il  sonno appartiene alla facoltà sensitiva, e le appartiene in quanto è immaginativa…Non solo mentre stiamo svegli ci sono in noi movimenti prodotti dalle sensazioni, vengano esse dal di fuori e dal di dentro del nostro corpo, ma anche quando si produce quello stato c he si chiama sonno, anzi allora appaiono di più…il vero sogno è un’immagine che proviene dal movimento delle sensazioni, quando si dorme, e si intende dormire nel senso stretto del termine”.

Aristotele sostiene dunque che il sogno, non fa altro che trattenere ed elaborare gli stimoli sensitivi che ci colpiscono durante il giorno. Se una persona durante il giorno, vede, sente o ascolta qualcosa, questo “qualcosa” durante il sogno ci riappare e viene elaborato dai nostri sensi con un meccanismo simile all’elaborazione che i nostri sensi compiono durante la veglia sulle cose che percepiscono.

Aristotele sostiene anche che i sogni ci avvisano di qualcosa che non funziona nel nostro corpo, infatti i medici, sostiene il filosofo greco, danno molta importanza a quegli stimoli sensitivi che ci colpiscono durante il sogno, stimoli che possono essere la spia di qualche malessere.

Aristotele inoltre afferma che:” poiché in generale, anche alcuni animali oltre l’uomo sognano, i sogni non possono essere mandati da Dio, e non esistono in vista di tale scopo: sono quindi opera demoniaca, perché la natura è demoniaca, non divina”.

Senza voler entrare nel merito della distinzione che Aristotele fa dell’anima, il filosofo sostiene che il sonno o l’avvicinarsi della morte non solo non diminuiscono l’esercizio delle facoltà razionali, ma anzi permettono all’anima di raccogliersi in se stessa ed assumere la propria natura, il che comporta la capacità di prevedere il futuro. Di conseguenza la divinazione è vista come il raggiungimento della pienezza della razionalità, non attribuibile ad un intervento divino, ma alla natura propria dell’anima. Tutto questo per dire che la capacità dell’uomo di prevedere il futuro non è affatto legato all’intervento degli dei, bensì ad un’intrinseca proprietà dell’anima che quando riesce a staccarsi dal corpo raggiunge alti livelli di conoscenza. Il sonno e con esso il sogno ci fanno avvicinare a questo elevato stato di coscienza,  che come detto non è affatto legato all’intervento degli dei, per cui Aristotele confuta in maniera netta le ipotesi degli antichi sul sogno, rispetto al fatto che il sogno sia un messaggio che gli dei fanno pervenire agli uomini per qualche loro misterioso  motivo.

Ultimo aggiornamento Domenica 19 Febbraio 2012 10:22

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