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NoPier delle Vigne
- Domenica 25 Ottobre 2009
- Sezione:
- Categoria: Canto tredicesimo
31Allor porsi la mano un poco avante
e colsi un ramicel da un gran pruno;
e 'l tronco suo gridò:" perchè mi schiante?"
34Da che fatto fu poi di sangue bruno
ricominciò a dir:"perchè mi scerpi?
Non hai tu spirto di pietate alcuna?
37uomini fummo, e or siam fatti sterpi:
ben dovrebb'esser la tua man più pia,
se state fossimo anime di serpi".
L'albero che parla e si lamenta, invocando pietà, quando Dante le strappa il ramoscello, è una delle tante e sublimi invenzioni che il poeta propone nella Divina Commedia. L'anima che si annida nell'albero, è quella di Pier della Vigna. L'invenzione degli "uomini-cespugli", tuttavia non è un'esclusiva di Dante. Nella stira della letteratura ci sono stati altri esempi di questo tipo. Nell'Eneide, Virgilio ci narra di Polidoro, il più giovane dei figli di Priamo. Polidoro venne inviato dal padre nella terra di un re amico, in Tracia, affinchè vivesse al riparo dalla guerra. Quando però Troia cadde, il re, falso amico, depredò il fanciullo dei suoi beni e lo fece uccidere: fu un nugolo di frecce a colpirlo a morte. Queste frecce poi germogliarono e formarono un cespuglio che si fuse con il corpo e con lo spirito del ragazzo. Pare che Virgilio avesse preso il motivo dell'uomo trasformato in piante, da altre opere di poeti latini. Nell'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, Astolfo viene trasformato in un mirto parlante dalla maga Alcina.
Dante non perdona a Pier della Vigna il suicidio. Lo stima, poichè come lui è un intellettuale di corte, ma lo condanna ugualmente. Pier delle Vigne è per Dante un uomo che avrebbe potuto dare ottimi frutti, per il suo valore e la sua equità, ma ha peccato di violenza contro se stesso. Il suo peccato è talmente orrendo che dopo il Giudizio Universale egli non potrà riprendere il suo corpo, esso penderà eternamente dal pruno.
Poco si conosce sull'infanzia di Pier della Vigna. Alcuni sostengono che sia nato da una famiglia povera, altri invece ritengono che essendo figlio di un giudice di Capua, dovesse appartenere ad una famiglia benestante. Della nativa Capua, ben presto Pier si trasferisce a Bologna per studiare. Qui conosce il potente consigliere di Federico II e ben presto diviene uomo di fiducia del potente imperatore. Tra tutti i compiti svolti da Pier presso la corte di Federico, quello che sintetizza meglio la sua attività è la definizione di "logoteta", cioè di "ordinatore di parole", poichè è un giusto riconoscimento alla sua indiscussa maestria nel latino e nella retorica. Pier divenne l'amministratore di Federico II. In ogni momento dell'attività amministrativa, lo troviamo a fianco di Federico II.
Si dice che fu pienamente coinvolto nella fondazione dell'Università di Napoli, voluta da Federico II nel 1224 e che fu tra i protagonisti del matrimonio avvenuto a Worms il 15 luglio del 1235 tra l'imperatore Federico II e Isabella, sorella del re inglese Enrico III Plantageneto.



