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La Beatrice di Dante: vera o allegorica ?

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“tanto gentile e tanto onesta pare La donna mia,

quand’ella altrui saluta,ch’ogne lingua deve, tremando,

muta,e li occhi no l’ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,benignamente d’umiltà vestuta,

e par che sia una cosa venutada cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi si piacente a chi la mira Che dà per li occhi una dolcezza al core,

che ‘ntender no la può chi no la prova;

e par che de la sua labbia si movaun spirito soave pien d’amore,

che va dicendo a l’anima:”Sospira”.

E’ questo uno dei sonetti più famosi della letteratura italiana, contenuto nella Vita Nova, scritta da Dante Alighieri tra il 1292 ed il 1293, poco dopo la morte dell’amata Beatrice. Il sonetto è considerato dalla totalità dei critici come uno dei più belli del periodo stilnovista. Beatrice non è vista come donna, infatti il poeta non ne fa alcuna descrizione fisica, ma viene sottolineato il suo aspetto angelico, la stessa parola “labbia”, che potrebbe sembrare un accenno alle labbra di Beatrice, sta a significa “espressione del volto”, quasi una emanazione di Dio, uno spirito. Sebbene non unanime la tradizione identifica  Beatrice nella figlia di Folco Portinari. I documenti certi sulla sua vita sono stati molto scarsi, arrivando a far persino dubitare della sua reale esistenza. Tuttavia esiste il testamento di Folco Portinari in cui si parla di un lascito di denaro alla figlia Bice, maritata a Simone dè Bardi. Folco portinari era stato un banchiere molto ricco e in vista nella sua città. Nato a da Portico di Romagna, si era trasferito a Firenze e qui viveva in una casa vicina a Dante, ed ebbe sei figli. Folco ebbe il merito di fondare quello che ancora oggi è il principale ospedale del centro cittadino, l’Ospedale di Santa Maria Nuova. Dante colloca il suo incontro con Beatrice nel 1274, a una festa di bambini, quando entrambi avevano nove anni. Questi nove anni, vanno presi con il “beneficio di inventario”, sappiamo infatti che Dante aveva la passione per i numeri. Il suo numero preferito era il tre, e nove è un multiplo di tre. Che il tre fosse il suo perfetto lo si può desumere dalla Divina Commedia, con i suoi versi in terzine, le sue tre Cantiche, divise ognuna in trentatré Canti, i novi gironi dell’inferno, i novi balzi del Purgatorio. E cosi via. Il fatto che, dopo aver visto Beatrice a nove anni, e poi di averla rivista a diciotto, ci fa dubitare che abbia manomesso un po’ il calendario per farne quadrare le date con i suoi aritmetici simboli. Nella Vita nova, sua prima opera, egli racconta che, trovandosi accanto a quella bambina vestita di bianco, rimase folgorato dalla sua sommessa e vereconda bellezza al punto da non poterla mai più dimenticare. Comunque sia, Beatrice, figlia di un banchiere, si era imparentata con un’altra famiglia di grandi banchieri, i Bardi, andando in sposa ancora giovanissima, appena adolescente, a Simone dello Mone. Beatrice muore probabilmente all’età di ventisei anni, verosimilmente in seguito ad un parto. Dante dice di essere rimasto annientato dalla scomparsa di Beatrice, di averne dato l’annunzio in una lettera aperta ai “Principi della Terra”.Raccontata come l’abbiamo descritta la vicenda di Dante e Beatrice assume tutto sommato l’aspetto di una soap-opera. Infatti il giovane Dante innamorato della bella fanciulla, non viene da questa ricambiato e gli dedica tutta la sua passione per la poesia. Sarebbe alquanto banale se le cose fossero andate in questa maniera, e sinceramente estremamente deludente per un uomo come Dante che sicuramente non era né banale né un baciapile: C’è in questa storia qualcosa che non quadra. La figura di Beatrice appare sfuocata, non esiste una descrizione fisica. Tutto il rispetto per l’amore stilnovista, ma santo cielo, Dante era uomo di mondo, sapeva bene come si facevano i figli, possibile mai che di Beatrice non si capisce se fosse bionda, bruna, alta, bassa, magra, grassa, insomma sembra che questa Beatrice sia morta ancor prima di nascere. C’è da sottolineare che al tempo di Dante avere un “amore virtuale” era cosa comune. Ogni giovincello che si dedicava alla poesia, sceglieva un amore platonico a cui dedicare le sue rime. Questo non significa che tali poeti fossero de santi, tutt’altro, non disdegnavano affatto l’amore carnale, possiamo ben dire che predicavano bene ma razzolavano male. Il discorso Dante-Beatrice si sarebbe concluso qui, se non fossi incappato in un libro stampato per la prima volta nel 1842, e scritto da Gabriele Rossetti. Titolo del libro “La Beatrice di Dante. Ragionamenti critici”. Mi sono alquanto incuriosito, e dopo aver scoperto che Gabriele Rossetti era nato nel febbraio del 1783 e fu uno che partecipò ai moti liberali del 1820, quindi fu costretto all’esilio ed in seguito andò a Londra dove divenne professore di lingua e letteratura italiana presso il King’s College di Londra. Dopo aver letto inoltre che i suoi lavori sulla Divina Commedia e su Dante furono censurati ed inseriti nei Libri proibiti, la mia curiosità è aumentata. Ho letto questo libro di Gabriele Rossetti. Scritto in un italiano del 1800, con stile aulico e pomposo, non è di facile lettura (si rischia decisamente il colpo di sonno), ma se si prosegue nella lettura, si scoprono molte cose interessante sul rapporto Dante-Beatrice. Cose non banali, che vanno a riempire quel vuoto di banalità che sembra essere la storia fra Dante e Beatrice e che decisamente eleva la figura del poeta fiorentino su tutt’altro piano, degno di uno come lui. Le riflessioni che seguono sono frutto della lettura del libro suddetto. Molto onestamente l’autore, oltre a sottolineare la difficoltà delle argomentazioni da lui sviluppate, sottolinea il metodo che intende seguire per avvalorare la sua tesi. Il metodo si basa su tre ragionamento che verranno via via sviluppati. La cosa che maggiormente affascina nelle parole dell’autore è che lui si tira fuori da ogni argomentazione sostenendo che è lo stesso Dante a fornire la chiave per chiarire i misteri della sua opera. “Vedrai che Dante medesimo scioglierà i più difficili nodi che furono da lui intrecciati; vedrai di quale arte si valse per preparare tutto ciò che alla manifestazione dè suoi arcani si richiede”.Dante Alighieri ragiona della sua donna, Beatrice sia nella Vita Nuova, sia nel Convivio che nelle Rime Liriche, ma il modo con cui la tratta è differente. La Beatrice che Dante tratta Vita Nuova è abbastanza contrastante nei diversi autori, poiché per alcuni dobbiamo intendere una donna vera e propria, per altri invece una donna figurata, cioè la sapienza delle cose divine, altri invece sostengono che in essa dobbiamo riconoscere sia l’una che l’altra cosa, nel senso che nella donna reale è da considerare quella figurata. Nel Convivio invece i critici unanimemente sono concordi nel ritenere che la donna di cui Dante parla rappresenta la filosofia.Nelle Rime invece vi sono alcune che sono dedicate alla donna vera, altre invece alla donna figurata. In sostanza la questione riguarda essenzialmente la Beatrice che Dante tratta nella Vita Nuova.Come abbiamo detto, Dante nel Convivio si rivolge alla donna-Filosofia. Tutta l’opera consiste in quattro trattati, ma è da ritenere che il Convivio sia quasi una continuazione della Vita Nova. Nel Convivio Dante risolve l’enigma della donna presente nella Vita Nova. Nel primo trattato del Convivio, il quale è proemio ai tre seguenti che commentano le tre canzoni, l’autore scrive così: “Se nella presente opera che è Convivio nominata, e vo che sia, più virilmente si trattasse che nella Vita non intendo però a quella in alcuna parte derogare, ma maggiormente giovare per questa quella”. Appare chiaro quindi che nel descrivere il Convivio è sua intenzione illustrare anche la Vita nuova.Come detto nel Convivio la sua donna è la Filosofia. Gli occhi e la bocca della donna sono le dimostrazioni e le persuasioni della Filosofia; e su tali occhi tal bocca espone cose illuminati. L’amore che egli ha per una tale donna è lo studio che egli fa della filosofia, il quale studio unisce la persona amante con la persona amata, cioè il Filosofo con la Filosofia, di modo che delle due persone ne risulta una sola. Dobbiamo ora ritornare al punto di partenza e ricordare che Dante nello scrivere il Convivio non volle in nessun modo derogare a quello scritto nella Vita Nova.Nel leggere la Vita Nova, rimane comunque sempre il dubbio che la donna che Dante tratta possa essere o non essere una persona reale. Dante parla nella Vita Nova come di una sua INIZAZIONE, e sin dall’inizio, si intuisce che la donna a cui si rivolge possa essere una figura allegorica. Nella prima parte della Vita Nova, Dante ci presenta questa donna “viva”, nella seconda parte invece la donna è morta, ma nel Convivio, Dante spiega cosa vuol dire vivere e morire. “Vivere nell’uomo è ragione usare; dunque se vivere è l’essere dell’uomo così da quell’uso partire è partire da essere, e così essere morto”.Quindi nella Vita Nova Dante vagheggia per questa donna che dapprima viva, successivamente muore, giunge a dare un aspetto illusorio, dando al lettore l’idea che fosse veramente una donna. Morta la sua donna, Dante giura fedeltà solo a lei, rinunziando a qualunque altro affetto. Quella donna sarà l’unica e sola donna della sua vita. Nel Convivio egli ci informa che appresso lo trapassamento di Beatrice, egli s’innamorò di quella gentil donna di cui fece menzione nella fine della Vita Nova e dichiara chiaramente che questa nuova donna è quella “ a cui Pitagora pose nome di Filosofia”. Ora considerando che Dante nella vita nova fa solo menzione di Beatrice come di donna che si innamora se ne deduce che la donna della Vita Nova è anch’essa la filosofia, perciò donna figurata e non donna reale. Nella Divina Commedia Beatrice ha sede nel Cielo di venere. Dante paragone il cielo di Venere alla Rettorica, quindi è verosimile che la donna che siede nel terzo cielo dove appunto è collocata la rettorica, sia la filosofia, la quale veramente è donna, piena di dolcezza, ornata d’onestade, mirabile di savere, gloriosa di lebertade…Dunque Beatrice è figura della filosofia, per decisiva e ripetuta dichiarazione di Dante.Filos e Sofia, amore della sapienza. Donna gentile è appellata Beatrice ” per donna gentile s’intende la nobil anima d’ingegno, libera nella sua potestà ch’è la ragione, quindi la donna di cui si parla è la filosofia. Dante nella Vita Nova afferma risolutamente che la Beatrice è una donna allegorica, mentre alcuni autori si ostinano a dichiararla donna vera in carne ed ossa. In conclusione il primo amore che Dante cita nella Vita Nova è uguale al secondo amore del Convivio e quindi sia nel primo che nel secondo caso si tratta della filosofia. La fanciulla fiorentina, figlia di messer Folco Portinari, e poi moglie di messer Simone dè Bardi, da dove è mai sbucata se Dante fa chiaro riferimento alla filosofia?Oltretutto sappiamo che Dante è maestro in allegoria che egli stesso definisce nel seguente modo: “L’allegoria è una verità ascosa sotto bella menzogna”.Questo è in estrema sintesi il pensiero dell’autore del libro “La Beatrice di Dante”. {mosgoogle}Raccontata in questo modo il rapporto Dante-Beatrice assume tutt’altra valenza, ed eleva a più alto livello il rapporto fra i due. Francamente semplicistico e poco credibile che un uomo del valore di Dante, potesse “perdere la testa” per una donna che tra l’altro non aveva neanche conosciuto a fondo e che era andata in sposa ad un altro uomo. Il livello spirituale e culturale di Dante mal si sposa con una banale storia d’amore non ricambiata, e solo chi è portato a ragionamenti semplicistici può accettare acriticamente la storia dell’amore non ricambiato. Dante non era uomo banale, e non era neanche uno “stinco di santo”, nel senso che non disdegnava frequentare amicizie con personaggi che “l’amor carnale” non avversavano. La lunga e tortuosa spiegazione che Gabriele Rosetti fa nel suo libro è molto più convincente ed aderente al personaggio Dante. L’allegoria era “pane per i denti” del sommo poeta fiorentino, e “l’ambiguo giochino” nel mescolare una donna reale (Beatrice) ed una donna allegorica (la filosofia) ben si prestava allo stile e al carattere del poeta. Ecco perché la Beatrice donna, non regge all’analisi dettagliata, mentre “la donna filosofia” è molto più convincente ed adeguatamente corrispondente al Dante uomo-poeta.

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 23 Febbraio 2012 18:06

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